Lunga gavetta per far ridere in salsa centese
Il regista Annio Govoni parla della compagnia Teatro del Reno: «Nel ’90 mai avremmo pensato di fare così tanta strada»
di MARGHERITA GOBERTI
N. el mese di dicembre del 1989 sulle pagine di un giornale locale apparve - come se fosse un articolo - una immaginaria conversazione, naturalmente in dialetto ferrarese, fra due amici: Tugnèt e Piròn, nella quale quest’ultimo informava l’altro della nascita di una compagnia teatrale dal difficile nome “Filodrammatica Culturale Pievese”, trasformato poi in un più semplice ed abbordabile “Teatro del Reno”.
Il riferimento al fiume non fu casuale, infatti i fondatori del gruppo vollero identificarsi simbolicamente con quel corso d’acqua che da sempre divide e contemporaneamente unisce la città di Cento con Pieve di Cento; quel fiume che per tante persone era legato a dolci ricordi, di sapore infantile e giovanile, sensibilizzando nel contempo le persone e le autorità, creando infine un ipotetico ponte culturale che unisse e mettesse in comunicazione le due comunità.
Nel lontano 1990 nessuno di quello sparuto gruppo di aspiranti attori animati da una grande passione per il teatro e coordinati da Annio Govoni, anche lui sprovveduto ed inesperto, che però in seguito scriverà tutti i testi e ne curerà la regia, avrebbe ipotizzato che Il teatro del Reno alias Filodrammatica Culturale Pievese, potesse festeggiare quest’anno le “nozze di Giaietto“ (una pietra di color nero brillante nota come ambra) per aver già raggiunto 27 anni di attività...
Invece, questa compagnia ha presentato spettacoli in molti teatri regionali, dal Teatro Corso di Rivalta (RE), al Teatro Nuovo di Vergato (Bo), attraversando tutta la provincia Modenese, da Savignano sul Panaro a Fiorano Modenese, da Bomporto a Carpi, da San Cesario a Finale Emilia. Senza dimenticare, naturalmente, che hanno un peso preponderante le location più vicine, come Cento dove sono state effetuate ben 54 rappresentazioni, Pieve con 21 serate, Castello d’Argile con 15, per terminare con 27 repliche in vari teatri Bolognesi, dal Teatro Dehon, al Teatro Testoni Ragazzi, dal Teatro Alemanni, al Teatro Orione, dal Teatro Tivoli fino al Bellinzona.
«Inizialmente - ricorda proprio Annio Govoni -, vuoi per inesperienza o vuoi per estrema concorrenza tra le compagnie amatoriali, le repliche dei nostri lavori si attestavano mediamente sulle cinque repliche per ogni nuovo progetto. Poi, una capillare ed oculata attività promozionale, nel corso degli anni, ha portato ad una media di circa 20 proposte per ogni nuova commedia che il gruppo annualmente allestisce , raggiungendo il top con 26 repliche della commedia Un mòc ed bajùch».
«La compagnia - continua -, la quale opera sempre a livello amatoriale, senza ricevere mai alcun beneficio economico ed essere praticamente ignorata dalle istituzioni (a parte il Comune di Pieve di Cento che ci mette a disposizione gratuitamente una sala per una prova settimanale), si avvale di una perfetta organizzazione che sfiora livelli professionali, dalla pittrice centese Gabriella Govoni, la scenografa di tutte le commedie, alle rammendatrici, dalle esperte del trucco e delle acconciature alla costumista, dall’operatore di suono e luci , ai validi macchinisti per terminare, logicamente, con un ricchissimo cast di attori che in numero superiore a 90 riesce ad affrontare - come è naturale possa accadere - situazioni impreviste, riuscendo spesso a risolverle».
«Gli episodi - aggiunge Govoni –, sono tanti ma ne voglio ricordare uno in particolare che ci capitò in un paesino delle colline bolognesi. Alle 18 mentre stavamo montando le scene per lo spettacolo delle 21, ci arriva la telefonata di un’attrice che era ferma sull’autostrada a più di 300 chilometri da noi, a causa di un incidente, per fortuna senza gravi conseguenze. La sua macchina era fuori uso per cui non poteva raggiungerci in tempi utili per partecipare alla rappresentazione. Alla fine trovammo un volontario che la raggiunse con la propria automobile insieme ad una sostituta, si fecero dare il costume dall’attrice bloccate e durante il tragitto l’altra ripassò il testo della commedia...».
12, continua
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