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A Copparo arriva Travaglio. «Uno Slurp contro i lecchini»

A Copparo arriva Travaglio. «Uno Slurp contro i lecchini»

Tra ironia e cruda realtà il giornalismo italiano finisce al centro del mirino. «E quando pubblicammo le frasi dell’arcivescovo Negri sul Papa andò così...»

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C. ronache da Istituto Luce, commenti da Minculpop, ritratti da vite dei santi. È il giornalismo italiano secondo Marco Travaglio che sabato alle 21 al Teatro De Micheli di Copparo, affiancato dall’attrice Giorgia Salari, mette in scena il recital “Slurp”, tratto dal libro omonimo. Per il direttore del Fatto Quotidiano una nuova prova teatrale, dopo “Promemoria”, “Anestesia Totale” e “È Stato la Mafia”. Come nasce l’idea degli spettacoli? «Parte da una proposta della Promo Music, società di produzione che si occupa di teatro civile. All’inizio li ho “rimbalzati” perché pensavo di non essere in grado di calcare il palcoscenico, poi ho ceduto e i risultati sono stati buoni». In “Slurp” prende di mira il giornalismo italiano, che accusa di “lecchinaggio”. «Il testo è a metà tra il comico e il serio, dato che certe cronache che propongo fanno veramente ridere, tuttavia la situazione è preoccupante. Metto in evidenza la cortigianeria con cui si fa carriera in Italia, non solo nel giornalismo e nella politica ma nell’intellighenzia in genere. All’estero non è così, là cadono i governi sulla base delle inchieste dei media, che sono in effetti un contropotere».

Eppure il potere, non ultimo Renzi, critica i giornali. «Per la verità il premier cita sempre il mio, non l’ho mai sentito attaccare gli altri. In fondo è naturale che sia così: critica quelli che lo criticano e fanno il loro mestiere. Ma il punto è ancora la specificità nazionale: quello dei presidenti e dei leader politici che si dedicano a dare pagelle ai giornali è un male tutto italiano. Se lo immagina Obama a fare altrettanto? Non gli passa nemmeno per la testa». Lei critica un mondo, quello del giornalismo, che sappiamo essere pieno di personaggi pieni di sé e molto suscettibili. Si sarà fatto nuovi nemici. «Essere criticati non fa mai piacere. In realtà nello spettacolo mi limito a citare alcuni articoli, senza fare commenti. La reazione è sempre praticamente nulla: evidentemente questi colleghi soffrono in silenzio o, forse, sono contenti. Penso che in fondo possano tollerare questa piccola zanzara che gli fa le pulci». Il suo quotidiano diede grande rilievo alle frasi su Papa Francesco che avrebbe pronunciato in treno l’arcivescovo Negri. C’è chi eccepì su come deste la notizia. «Le cose andarono così. Un collega, credo pensionato, che quindi non lavora per noi, era seduto vicino a Negri quando disse quelle cose. Propose di scrivere un articolo al suo vecchio giornale che rifiutò la pubblicazione. Quindi contattò il nostro Loris Mazzetti e mettemmo tutto in prima pagina. Ci sembrò una notizia, scaturita da un testimone auricolare: la prova provata che le riforme del Papa sono indigeste. Noi cercammo Negri - conclude - , che si limitò a un comunicato confuso e parlò di delegittimazione, senza mai smentire nulla. Magari la prossima volta in treno starà più attento».

Fabio Terminali

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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