I diversi volti di Primo Levi
Belpoliti e il suo importante volume dedicato allo scrittore
Ha raccolto vent'anni di ricerche Marco Belpoliti, firma stimata de l'Espresso, che ieri con il suo Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda) è stato introdotto in Castello Estense dal vicesindaco Maisto e da Anna Quarzi.
«L'idea del volume - ha spiegato il docente - mi è venuta ad Auschwitz, di fronte alla sua foto segnaletica. Primo Levi fu un grande testimone della Shoah perché era un grande scrittore e, ingiustamente, lo statuto letterario gli è stato riconosciuto troppo tardi».
Cambiò così anche la sua parte da testimone; leggendo infatti l'edizione di Se questo è un uomo del '47 poi quella del '58, ci si troverebbero sotto gli occhi due libri differenti. E mentre il primo comincia in medias res, il secondo si apre sulla sua vicenda partigiana.
«L'Ebraismo è un modus vivendi - ha proseguito - senza il quale Levi non sarebbe comprensibile. Apparteneva alla borghesia ebraica torinese che ha irrorato il suo umorismo ai confini con l'ironia. Un tratto simile a quello di Manzoni, capace di comprendere le proprie debolezze e di conseguenza quelle altrui, piegandosi a una forma risoluta di pietas. Era un uomo duro e commovente».
Belpoliti ha lavorato da ceramista, ha cercato di aggregare tanti piccoli risvolti, come si fa un origami: si comincia in due dimensioni per finire in tre.
«Tra la sua vita esteriore e il suo tempo interiore - ha concluso - fu vittima, chimico, romanziere, poeta, storico, antropologo e altro ancora. Primo Levi resta inesauribile». (mat.bia.)
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