La Nuova Ferrara

il racconto inedito di amorelli - quarta puntata

Adesso arrivano paura e rimorso: troppi omicidi per la sorella

Adesso arrivano paura e rimorso: troppi omicidi per la sorella

Solito caffé alle undici, due chiacchiere con la tua segretaria, sicuramente sarai sciovinista, è giovane, carina e tu sei un ometto piccolo di mezza età che oggi si sente il più potente figlio di...

3 MINUTI DI LETTURA





Solito caffé alle undici, due chiacchiere con la tua segretaria, sicuramente sarai sciovinista, è giovane, carina e tu sei un ometto piccolo di mezza età che oggi si sente il più potente figlio di puttana del mondo. Pranzi con i colleghi, a quel ristorantino che ti piace tanto in centro, in via Fondobanchetto, ti vedo sai dalle vetrine del locale, mangi con voglia, bevi, scherzi con i colleghi, primo, secondo e dolce, ti vedo, un lieve sorriso ti si dipinge sulle labbra quando il cameriere chiede che ammazza caffé volete, sorridi, bastardo, quando lo senti pronunciare “ammazza” . Quante risate, le tue ultime sai?

Torni al lavoro, ma lo so che non ti riesci a concentrare, ed inizi a spulciare in rete tutte le notizie relative a quello che hai fatto in via Praisolo. Sui quotidiani cartacei ancora non c’è nulla, ma su quelli on-line iniziano già le speculazioni del caso, un omicidio nella sonnolenta Ferrara, un morto ammazzato, pugnalato. Fa notizia.

Stai facendo notizia. Sei contento, molto orgoglioso del tuo “lavoro”.

Ma dopo l’ennesimo sito che specula, qualcosa dentro di te si rompe. E il dubbio ti assale, finalmente. Non si avvicineranno troppo? Non arriveranno a sfiorarti? Stai pensando che potrebbero anche scoprirti, ti allarghi il nodo della cravatta, ti sistemi sulla sedia, provi una posizione e poi un’altra, senti caldo, ti togli la giacca e ti alzi in piedi.

Guardi dalla finestra del tuo ufficio vista piazza, apri la finestra, non fa così caldo, ma tu lo senti, sudi. All’improvviso le sontuose pareti del tuo ufficio ti stanno strette, ti senti soffocare, non puoi più stare qui, devi andartene. Esci di tutta fretta, quasi non saluti nessuno.

Tutti crollano ad un certo punto, questo è il tuo, non ce la farai ancora a lungo. Non tutti reggono il peso di aver ucciso con le proprie mani.

Ti trascini a casa, e vedo che ti guardi le spalle ad ogni passo. Senti forse che qualcuno ti osserva? Oppure ti sta montando un rimorso tardivo per quel poveraccio che era diventato l’amante di tua sorella? Non potevi lasciare che lei si facesse una vita nuova? Lei doveva sempre esserci solo per te. Sei innamorato di tua sorella, lei ti appartiene, nessuno può avvicinarla, nessuno può andare a letto con lei, fare sesso con lei, lei è solo tua. Sei malato. Lo sei sempre stato. Da sempre è lei il motivo che ti spinge ad uccidere. Cinque anni fa c’era stato l’incidente mortale a suo marito, e ancora prima quel fidanzato del liceo, quello che casualmente è caduto nel Po, che è annegato. Annegare, investire con la macchina e ora pugnalare, cosa verrà poi?

La risposta è semplice, nulla più, la tua serie finisce qui, anzi “la storia e la tua vita finiscono qui” come c’era scritto nei vecchi libri game di quando ero ragazzina.

Alberto Amorelli

4, continua

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google