Belle le scenografie, sotto tono tutto il resto
“L’italiana in Algeri” del regista Emiliani non convince. Molto bravi i due bass-baritoni
Buona l'accoglienza del pubblico ferrarese per L'italiana in Algeri di Gioachino Rossini andata in scena l'altra sera nel Comunale Abbado (replica oggi alle 16). Il teatro era gremito e gli applausi a scena aperta, come a fine spettacolo, hanno decreteto il gradimento dei melomani locali. Il regista Giuseppe Emiliani aveva promesso nelle note sul programma di sala "... uno spettacolo spumeggiante, ricco di trovate sceniche e visive, di misurata comicità... ricco di teatralità carnevalesca" ma alla luce della comparazione critica con lo stesso titolo andato in scena a Ferrara nel maggio 2007 per la regia di Dario Fo, bisogna dire che le promesse di Emiliani non si sono realizzate. Oltretutto, in questa Italiana, siamo anche lontani dalla misurata comicità e prossimi, invece, alla comicità cabarettistica, dove imperano le gag estemporane e più dell'effetto d'assieme. C'è una cosa che neanche Rossini e i suoi librettisti Anelli e Rossi avevano previsto, emersa dalla frequentazione del titolo da parte di grandi direttori e registi: questa è l'imprescindibile tinta unitaria di un contenuto "buffo" che tanto più si esalta quanto più sono l'ironia e la finezza del paradosso a permeare la recita e non la gag crassa fatta di pali giganteschi che dovrebbero impalare Taddeo o quanti si oppongono al volere del Bey Mustafà.
Va lodato, per contro, tutto l'apparato scenografico, dai costumi alle luci, alle proiezioni tratte dai disegni di Lele Luzzati, che hanno reso colorato, giocoso e suggestivo l'intero spettacolo.
In buca suonava l'Orchestra Città di Ferrara, sul podio Francesco Ommassini, da noi già apprezzato direttore di un Rigoletto (2012) , e di un Turco in Italia e una Sonnambula (2015) nel massimo teatro della città; e ci dispiace dire che dal confronto con L'italiana in Algeri il direttore è uscito meno felicemente che nel passato: i famosi "crescendo" non esaltavano il contrappunto, sbiadito anche nei concertati (meramente scolastica l'esecuzione della stretta finale del primo atto Nella testa ho un campanello... e ci fermiamo qui). L'orchestra sembrava greve, il suono affidato a un'esaltazione della melodia anche un po' chiassosa, le leggerezze rossiniane nel canto accompagnato prosciugate di ogni colore. Insomma la nostra aspettativa è andata delusa. Il cast ha puntato soprattutto su Nicola Ulivieri (Mustafà) e Lorenzo Regazzo (Taddeo) che fin da giovanissimi hanno calcato le scene del nostro teatro Comunale: e questi due bass-baritoni hanno fatto la differenza rispetto al resto del cast. Non esaltante né il tenore Francisco Brito (Lindoro), né la protagonista Alisa Kolosova (Isabella); meritevoli d'applausi Giulio Mastrototaro (Haly), Daniela Cappiello (Elvira), Valeria Girardello (Zulma) e il Coro Iris Ensemble diretto da Marina Malavasi.
Athos Tromboni
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