La Nuova Ferrara

Tutto iniziò con un fulmine in bianco e nero: era Zagor

di MARCELLO SIMONI
Tutto iniziò con un fulmine in bianco e nero: era Zagor

L’autore comacchiese Marcello Simoni compie un viaggio nel ricordi: «Ecco i fumetti che mi hanno ‘spinto’ a scrivere»

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MARCELLO SIMONI. Tutto è iniziato con un fulmine in bianco e nero che andava a infrangersi contro una faccia accartocciata. Quasi certamente pugno di Zagor o, forse, di Phantom. Non ricordo con precisione, ma so per certo che quei fumetti trovati nel garage dei miei nonni furono una rivelazione. Era l’inizio degli anni Ottanta e frequentavo la prima o seconda elementare. All’epoca avevo già sviluppato un ottimo rapporto con l’universo figurativo, al punto da cimentarmi spesso nel disegno per riprodurre illustrazioni di libri o di mia invenzione. È incredibile la fantasia di un bambino, la magia di creare associazioni destinate ad accompagnarci per tutta la vita e a ripresentarsi, da adulti, in forme di cui a volte ci sfugge l’origine.

Io però lo ricordo bene, quel pugno. Compariva nella vignetta di un albo approdato miracolosamente integro tra le mie mani, dopo anni di latitanza tra cacciaviti, cavi e attrezzi di mio nonno elettricista. Insieme a quello ne trovai altri, a decine, di Tex, Mandrake, Diabolik e compagnia bella. Fu una gran fortuna. Per la mia crescita creativa e, l’ammetto, anche per mio nonno. Quella scoperta infatti mi distolse dall’intento di saccheggiare il suo scaffale degli attrezzi per portare a termine un qualche diabolico esperimento.

Ciò che più mi rimase impresso di quelle illustrazioni fu l’espressività dei volti e l’immediatezza dei gesti, i cavalli lanciati al galoppo nella prateria, le nuvole della polvere da sparo, le zuffe tra buoni e cattivi... Trascorse un bel po’ prima che mi accorgessi di quanto quell’imprinting avesse condizionato il mio modo di pensare e soprattutto di immaginare. E dopo un breve momento dedicato a Topolino e Paperino, mi ritrovai ben presto davanti alle copertine chiassose della Marvel.

Fu un fulmine a ciel sereno. Di nuovo l’azione e l’eroismo di quei vecchi albi! Con tutta la sua drammaticità ed i suoi colpi di scena, il fumetto americano ha senz’altro esercitato un’influenza determinante sul mio modo di concepire la narrativa. Anche se ormai mi senta distante anni luce da quei momenti, con migliaia di libri letti tra cui le prime passioni per Salgari, Dumas, Poe, Lovecraft, Conan Doyle, Verne e London, posso asserire di aver iniziato a covare proprio allora i germi della “mia” fiction. Erano gli anni di liceo e, mentre i miei compagni di classe perdevano la testa per il calcio, io battevo a macchina i miei primi racconti e romanzi brevi, concedendomi qualche pausa tra le pagine dei fumetti.

Spider-Man fu amore a prima vista, ma apprezzai anche i Fantastici Quattro, gli X-Men e Daredevil. Ho ancora certe tavole di John Byrne e Frank Miller impresse nella memoria, che ritornano a galla ogni qualvolta mi cimenti a descrivere una scena di combattimento. Poi la mia passione per l’horror mi rese un fedele seguace di Dylan Dog, soprattutto se tratteggiato nel barocco chiaroscurale di Corrado Roi. Era facile alternare la lettura di quei fumetti a Stephen King, che ho sempre preferito ai Manzoni e ai D’Annunzio che mi appioppavano a scuola.

Ancora oggi, se capito in edicola, ne esco difficilmente senza un fumetto sottobraccio. Consideratela una sorta di pedaggio verso quel ragazzo che picchiava i tasti su una pesantissima Olivetti di ghisa, anche se non posso definirmi un vero appassionato di fumetti. È piuttosto una distrazione (e suggestione) che coltivo tra i miei molti interessi come il cinema, i videogiochi e la ricerca storica.

È con questo spirito che di recente mi sono accostato agli universi di Berserk ed Hellblazer, ma anche alle graphic novel Il Corvo di James O’Barr e Jack lo Squartatore di Lansdale-Colden. Ci sarebbero poi Conan di Robert E. Howard, Walking Dead ed il Pinhead nato dalla sublime vena orrorifica di Clive Barker.

Di regola sono cauto a usare la parola “arte”. L’arte appartiene a Picasso e da Shakespeare. Noi comuni mortali, quando ci va grassa, possiamo al massimo definirci creativi.

Ma credetemi, per certi versi questi fumetti contengono vera e propria arte!

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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