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La satira feroce di Travaglio contro i cortigiani e i lecchini

La satira feroce di Travaglio contro i cortigiani e i lecchini

Una satira feroce e trasgressiva quella di Marco Travaglio, che con la sua prosa coinvolgente e accattivante si sa, non risparmia davvero nessuno. Sabato sera Travaglio è stato ospite al teatro De...

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Una satira feroce e trasgressiva quella di Marco Travaglio, che con la sua prosa coinvolgente e accattivante si sa, non risparmia davvero nessuno. Sabato sera Travaglio è stato ospite al teatro De Micheli di Copparo, dove insieme alla sua spalla femminile, Giorgia Salari, ha tracciato una cronaca picaresca della politica italiana, dai tempi del Duce fino ad oggi. Slurp! Lecchini, cortigiani&penne alla Bava. La stampa al servizio dei potenti che ci hanno rovinati, è un dialogo comico che svela errori e nefandezze di una parte del giornalismo italiano, quello che non fa più informazione, ma solo, per dirla con parole sue, “lecchinaggio”. Il sensazionalismo di notizie assolutamente ordinarie, l'uso di aggettivi esageratamente impressionanti, le descrizioni personali struggenti dei personaggi al potere, queste sono alcune delle modalità con cui i giornalisti italiani si preparano a diventare “lecchini” professionisti. Non solo testate di quotidiani cartacei, ma anche programmi televisivi, telegiornali, riviste femminili e di settore, tutti, nessuno escluso, hanno commesso una volta o l'altra qualcuna di queste empietà della comunicazione, dando origine a una carrellata di fenomenali strafalcioni giornalistici. Ciclicamente e senza alcuna distinzione politica o partitica, sembra quasi che i potenti, secondo Travaglio, siano tutti vittime più o meno consapevoli di atti di servilismo da parte degli operatori dell'informazione, ma nessuno si accorge del pericoloso meccanismo psicologico in cui si rischia di precipitare: «A forza di promettere miracoli - ha affermato infatti Travaglio - qualcuno prima o poi se li aspetta, e si fa presto a passare dall'illusione alla delusione». Ma finché la situazione resta questa, c'è poco da fare: «Certi giornalisti italiani non cambiano idea - ha continuato poi - ma solo padrone. Possiamo aspettare che smettano di “leccare” e ricomincino a utilizzare la lingua per gli scopi giusti, come informare, denunciare o protestare. Oppure l'alternativa è rendere l'informazione una questione di cui si prendano cura gli utenti, e dare il via a una protesta dal basso». Con la sua irriverente parodia caricaturale, Travaglio ha concluso la serata assegnando gli “Oscar alle Cinque migliori lingue del ventennio”, che hanno premiato sia i più esperti, vincitori “alla carriera”, sia qualcuno più giovane, ma decisamente promettente.

I prossimi appuntamenti della cornice teatrale Il paese civile del De Micheli di Copparo sono il 26 febbraio, con Giuseppe Cederna, e il 18 marzo, con l'African Requiem di Isabella Ragonese.

Irene Lodi

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