Recchi, l’ex ribelle fondatore della Cassa di Risparmio
Appassionato di filosofia e matematica ebbe anche un importante ruolo politico Tante le idee per la sua Ferrara: Pinacoteca comunale, società agraria e ponti
Gaetano Recchi nacque a Ferrara il 13 dicembre 1797. Il padre Luigi era originario di Consandolo dove insieme al fratello Carlo era proprietario terriero; trasferitosi a Ferrara, fece una rapida ascesa economica e sociale tanto da venire incluso nella nobiltà ferrarese, acquisendo il titolo di cavaliere. Collaborò in diversi affari con il ricchissimo banchiere bolognese Antonio Gnudi, appaltatore della tesoreria di Ferrara e delle Valli di Comacchio, ma con l’arrivo dei francesi in Italia, ed il cambio di regime politico, nel 1803 la sua banca fallì coinvolgendo anche Luigi Recchi in una serie di vertenze, seppur riuscendo ad ottenere alcuni incarichi nell’amministrazione repubblicana. La madre Chiara Bonaccioli, nonostante fosse già vedova di Bernardo Scutellari, era molto più giovane del marito e quando lui morì prematuramente, si trovò a soli 36 anni a dover affrontare una difficile situazione economica, due figli ed un nipote rimasto orfano anch’esso.
Gaetano fu mandato in collegio a Bologna: fu uno studente dotato ma un po’ ribelle. Soprattutto per motivi di salute (soffriva infatti di una malattia scrofolosa che interessò la glandola sottomascellare sinistra, quelle linfatiche del collo ed ascellari), si trasferì poi a Siena dove ultimò gli studi prediligendo in particolare quelli di filosofia, fisica e matematica. A Roma, poi, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza ma in realtà non si hanno notizie sul percorso universitario. Nel 1820, invece, lo troviamo a Ferrara che frequenta il salotto di Marietta Scutellari, il Teatro e il Circolo Unione, di cui sarà anche presidente dal 1830 al 1834. È la passione politica però che in lui sarà forte e precoce, certamente scaturita dai fermenti carbonari che interessarono l’Italia in quel periodo. Non si sa se Recchi fu carbonaro ma è certo che ne frequentò molti, probabilmente fu massone. Nel 1829 conobbe Gianna Maffei, vedova di Ercole Trotti Mosti e madre di Tancredi Mosti, comandante del gruppo dei Bersaglieri del Po; un legame che durerà fino alla morte senza però mai concretizzarsi in matrimonio.
Dai suoi scritti emerge un interesse per la sua città, per la quale propose la realizzazione di una Pinacoteca comunale, la fondazione di una società agraria, la costruzione di ponti di ferro sui fiumi, il canale navigabile Ferrara–mare, mentre proseguiva la sua partecipazione agli eventi politici del momento, tra cui i moti del 1831, la prima guerra d’indipendenza del ’48, la delusione del comportamento di papa Pio IX, nonostante fosse stato il capo del primo Governo costituzionale del pontefice.
Esperienze intense che espresse nei suoi numerosi scritti, a testimoniare sia gli entusiasmi, ma pure angosce, speranze e preoccupazioni. Ricoprì incarichi di rilievo, fu infine consigliere comunale a Ferrara proprio quando gli austriaci entrarono in città occupando la Fortezza; la situazione allora precipitò ed oltre a sentirsi isolato, ebbe problemi di salute e quindi si trasferì in Toscana per curarsi. Soggiornò a lungo a Firenze dove collaborò a “Lo Statuto”, che più di un giornale rappresentava un laboratorio politico, sostituito poi dalla rivista gesuita Civiltà cattolica. Tornerà a Ferrara nel 1851, ma non definitivamente, poiché è sempre la Toscana la realtà preferita, che alternava ai soggiorni estensi. Morì il 12 aprile 1856 amorevolmente assistito dalla compagna Gianna Maffei Mosti.
La forte personalità di Recchi è centrale nella storia della nostra città e di grande importanza per l’Italia, mentre è quasi sconosciuta alla storiografia del nostro Paese. Gli fu dedicato nel 1997, in occasione del bicentenario della nascita, un convegno per ricordare un concittadino, a cui si devono istituzioni come la Cassa di Risparmio, le quali ancora sopravvivono seppur con finalità diverse da quelle originarie.
Margherita Goberti
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