Ughi, l’arte del violino per un evento speciale domani sera al Nuovo
Il popolare maestro torna in città a distanza di molti anni «A Ferrara pubblico attento e caloroso, fosse sempre così»
Il maestro e famoso violinista Uto Ughi, uno dei massimi esponenti della scuola violinistica italiana e fra i più noti interpreti contemporanei della musica classica, torna a Ferrara, conservando come ha detto lui stesso un ricordo bello della città e della provincia, memore di una sua rappresentazione all’Abbazia di Pomposa ormai di tanti anni fa, in occasione della rassegna concertistica Musica Pomposa. Un’esperienza, quella ferrarese, che il maestro Ughi rammenta con piacere nel parlare della serata concertistica al Teatro Nuovo, domani alle 21, in duo con il celebre pianista e maestro Alessandro Specchi.
«Ho suonato un paio di volte a Ferrara – racconta il maestro Ughi –, al Teatro Comunale, ricordo un pubblico attento e caloroso, così come un’ottima acustica del teatro. Rammento anche la bellezza della millenaria Abbazia di Pomposa e dell’emozione che mi ha dato suonare in un luogo ricco di storia e cultura come quello».
Il maestro Ughi quando parla di musica, di violino, concerti, programmi, è pura energia, un’artista che ha saputo portare, in corda di violino, la bellezza della musica classica alle orecchie di tanti, anche se non nasconde un certo dispiacere per la condizione della musica italiana in questo periodo.
«La gente, e non parlo solo di giovani – dice con una punta di dolore –, non segue più la musica classica, ha perso l’interesse alle serate di teatro. D’altronde quando ci si trova in un Paese, che ha dato i natali ai più grandi musicisti edinterpreti del mondo di musica classica, che non elargisce fondi per la musica, dove chiudono tre orchestre sinfoniche su quattro, dove chi frequenta il Conservatorio non sa bene quale destino professionale potrà avere... questo è veramente triste, rende tutti più poveri mentre invece, come diceva Mahler, la tradizione della musica classica, la sua propagazione e cura va mantenuta viva, perché la tradizione è la custodia del fuoco che fa ardere la musica».
Il programma prevede brani di Beethoven, Vitali e Saint Saens, scelta particolare...
«La forza, la vitalità e l’energia che questi compositori trasmettono con la loro music. Con il maestro Specchi collaboro sempre con grande sinergia e piacere. I componimenti scelti per questo concerto ferrarese ben si prestano ad essere suonati da violino e pianoforte, soprattutto Beethoven, dove nessuno dei due strumenti sovrasterà l’altro, saranno equivalenti. In più ci sarà una novità, al posto di brani di Dvorak sarà proposta una fantasia delFaust, poco eseguita in Italia».
Nel programma non ci sono brani di Paganini, come mai?
«Nulla di intenzionale, nei concerti che eseguo cerco sempre di mettere qualcosa di nuovo per mantenere viva attenzione e curiosità dello spettatore. Ora che lo fa notare lo proporrò, molto probabilmente, come bis...».
Ha violini Guarneri e Stradivari, al Nuovo quale suonerà?
«Dipenderà molto dall’acustica del teatro - risponde il maestro -: lo Stradivari ha un suono chiaro, cristallino, mentre il Guarneri ha un suono più baritonale. Deciderò al momento, quando sentirò la tipologia di acustica del teatro».
Maria Rosa Bellini
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