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Un convegno a Ferrara analizza la Resistenza della comunità ebraica

Un convegno a Ferrara analizza la Resistenza della comunità ebraica

Lunedì al Ridotto del Teatro previsti studiosi di tutta Europa Parla Pesaro: «Allora si pensava a testimoniare la violenza»

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Perché gli ebrei non si ribellarono alle violenze subite, ai rastrellamenti, allo sterminio? La domanda è da sempre tra le più formulate. In realtà episodi di rivolta anche armata, oppure nel contesto delle terribili condizioni di esistenza nei campi di concentramento, ci furono.

«Tentativi facilmente soffocati, data la sproporzione di forze. Tuttavia l’obiettivo dei reclusi non era la salvezza delle proprie vite, quanto la possibilità di testimoniare e di tramandare quel che stava accadendo», ricorda il presidente della Comunità ebraica di Ferrara, Andrea Pesaro.

Di questi temi si parlerà nella giornata di lunedì nel corso di un interessante convegno di portata internazionale, dal titolo “Resistenza ebraica in Europa”. L’appuntamento è al Ridotto del Teatro Comunale Abbado, a partire dalle 9.30 per proseguire sino al tardo pomeriggio.

«Non è stato per nulla facile organizzarlo, lo stiamo preparando in pratica da tre anni – spiega Anna Quarzi (Istituto di storia contemporanea) -; per la prima volta metteremo insieme studi e analisi su Italia, Francia, Germania e Polonia. L’obiettivo è quello di portare alla luce la resistenza che rimase sommersa».

Una resistenza dai tratti diversi: organica partecipazione ai movimenti resistenziali armati dei vari Paesi occupati, le lotte all’interno dei ghetti, la fuga ma anche, purtroppo, la consapevole e lucida passività. Le relazioni delle studiose internazionali che caratterizzeranno la mattinata (tra queste Renée Poznanski direttamente da Israele, Beate Kosmala dalla Germania ed Edyta Gawron dalla Polonia) indagheranno le reazioni dei nuclei nei paesi europei.

Nel pomeriggio, invece, la nostra nazione tornerà al centro del discorso con il contributo di Alberto Cavaglion, docente dell’Università di Firenze; seguiranno gli interventi di Matteo Stefanori dell’Università della Tuscia e di Antonella Guarnieri, il quale si occuperà di Ferrara nello specifico. La tavola rotonda di chiusura sarà moderata da Liliana Picciotto del Cdec di Milano, mentre fondamentale per l’organizzazione è l’aiuto di Laura Fontana, direttrice del Memorial de la Shoah di Parigi.

«È un convegno dai contenuti di altissimo livello – commenta Massimo Maisto, assessore alla cultura del Comune e consigliere della Fondazione Meis -; un altro prezioso passo nel percorso di avvicinamento all’apertura del Meis, un percorso che deve essere compiuto insieme. Grazie all’Istituto di storia contemporanea ed alla Comunità ebraica di Ferrara, il cui ruolo è sempre fondamentale».

Una comunità dalle dimensioni molto ridotte in città, rispetto al passato: i suoi membri sono calati dai circa duemila, su 35mila abitanti in tutto, all’ottantina di oggi.

«Appoggiarci sul passato è uno dei modi, se non l’unico, per avere un futuro», dice Pesaro. Il convegno ha valore come corso di formazione e aggiornamento per studenti e docenti; prevista la traduzione simultanea. Patrocinio di Regione e Università di Ferrara.

Fabio Terminali

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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