La Nuova Ferrara

il racconto inedito di amorelli - quinta puntata

Come in “Psycho” l’omicidio dell’Uccisore avviene nella doccia

Come in “Psycho” l’omicidio dell’Uccisore avviene nella doccia

Io sono qui per questo, sono l’ultima pagina della tua banale vita. Sono il sipario, i titoli di coda. Sono la fine. Ti senti braccato, non sapresti dire perché ma è una sensazione insolita, un po’...

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Io sono qui per questo, sono l’ultima pagina della tua banale vita. Sono il sipario, i titoli di coda. Sono la fine.

Ti senti braccato, non sapresti dire perché ma è una sensazione insolita, un po’ una paura atavica del buio, senti qualcosa strisciare ai limiti del tuo inconscio, qualcosa in attesa, come una pantera silenziosa.

Entri in casa quasi incespicando, sei nervoso ora, disattento, apri le finestre, hai caldo, una tremenda ansia ti assale e ti corrode. Mi vuoi rendere le cose ancora più facili, bene. Il tuo appartamento è al secondo piano, ma sono almeno dieci anni che faccio quello che faccio, la Sorellanza mi ha addestrata bene. Albero, muro di cinta, balcone e finestra.

Silenziosa e rapida, non mi senti, non puoi sentirmi, lo faccio da molto più tempo di te, Uccisore. Attraverso la finestra e sono dentro.

Ti sento, fai rumore nel muoverti, urti contro qualcosa, imprechi, agitato, sei agitato, ti sento. Io sono semplicemente una delle tante ombre della tua casa. Sei in mio potere, non uscirai vivo da questa casa, gli ordini sono precisi, la missione è chiara.

Scivolo come un fantasma nelle stanze, le orecchie ben tese ad ogni tuo movimento, hai una bella casa, si vede che sei ricco, che hai gusto per l’arredamento e nella scelta di quadri e suppellettili di design. Sento l’acqua che inizia a scorrere forse stai pensando “mi faccio una doccia e tutto passa”, ma temo non uscirai mai da quel bagno.

Attendo ancora qualche istante. I tuoi ultimi momenti su questa terra. Tic toc.

È ironico che l’ultimo omicidio che hai compiuto sia nel luogo dove tutto è iniziato.

Intanto l’acqua ti scivola sul corpo. Indosso i guanti. Per quanto mi piacerebbe replicare una scena alla Psycho, credo propenderò per la mia fidata garrota. Entro in bagno, tu non mi senti, non puoi l’acqua scroscia giù dal telefono della doccia, come tra pochissimo dalla sua gola sgorgherà sangue. Sono rapida, veloce, una sagoma oscura nella fioca luce del bagno, ombra dietro la tenda della doccia, prima che tu possa anche solo capire, il filo argentato come una scheggia di luce è già intorno al tuo collo. Annaspi e io stringo, cerchi di afferrarmi muovendo convulsamente le braccia all’indietro impigliandoti nella tenda, scivoli sul sapone e cadi sul piatto della doccia, io stringo sempre di più, le gambe si muovono a scatti, un unico rantolo insistente fuoriesce dalla tua gola, probabilmente stai pregando qualsiasi dio in punto di morte, lo fanno tutti, spergiuri e atei. Sei solo feccia e come tale la Sorellanza deve estirparti, il tuo ammorbare la società finisce ora, tra uno spasmo e un ringhio nel fragore dell'acqua.

Alberto Amorelli

5, continua

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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