«Come sta la Spal?»: Rossi è ancora legato a Ferrara
Il popolare attore da giovedì ritorna nella “sua” città per interpretare Moliére E affiorano i ricordi: prima o poi tornerò a vedermi una partita in quello stadio
di SAMUELE GOVONI
«C. ome sta la Spal?» è la prima cosa che Paolo Rossi chiede quando lo chiamiamo per intervistarlo in vista del suo arrivo a Ferrara con “Moliére: la recita di Versailles” (dal 18 al 21 febbraio al Teatro Comunale Abbado). «Prima o poi – continua - tornerò a vedermi una partita in quello stadio!».
Lo spettacolo, che dal suo debutto non smette di regalare soddisfazioni a Rossi&Co., è una divertente rappresentazione della vita quotidiana dei teatranti, un viaggio nel teatro, nelle opere e nella biografia del grande capocomico francese cui fanno da contraltare le vicende del capocomico Rossi e della sua compagnia.
Come nasce la voglia di portare in scena questa storia?
«Non è un’analisi filologica e critica su Moliére. Mi interessavano due aspetti in particolare: la vita dell’uomo, del capocomico, ed il rapporto contraddittorio che aveva con il potere e la compagnia. Lui “rubò” molto e in teatro va bene... è copiare che è sbagliato. Nelle opere di Moliére ci sono tracce di Plauto, Terenzio e ad un certo punto iniziò a rubare persino da se stesso».
Lo spettacolo sta andando benissimo e oltre alle serali siete impegnati anche nei matinée, come reagiscono gli studenti?
«Beh, stamattina (giovedì per chi legge, ndr) in sala c’erano ragazzini di 14 anni, sono ancora piccoli piccoli, e abbiamo dovuto cambiare al volo tante cose; ci siamo dovuti adattare. In scena si dicono anche parolacce, ma il rispetto pedagogico ce l’ho ancora e quindi mi sono sentito in dovere di apportare alcune variazioni. Ho eliminato anche un po’ di monologhi perché i ragazzini vogliono l’azione in scena, di monologhi ne sentono già troppi...».
I matinée sono state le principali vittime dei tagli dettati dalla crisi e dalle ristrettezze economiche di teatri, scuole... perché è importante secondo lei continuare a portare i più giovani a teatro?
«Penso sia fondamentale e credo non basti portarli così, in maniera generalizzata. Bisognerebbe fare un lavoro più profondo - spiega ancora l’attore -; per esempio, dai 17 anni in su penso si debba andare a teatro la sera, con gli adulti, per vedere lo spettacolo così com’è: invariato. E invece, per i più piccoli, proporre spettacoli belli ma adatti in tutto e per tutto alla loro età».
Secondo lei chi sarebbe oggi Moliére? E chi è Paolo Rossi oggi?
«Ahhhh beh – sorride – non saprei proprio dire chi sarebbe Moliére oggi... Moliére è un classico! Io ho imparato molto leggendo le sue opere, non ce ne sono tanti come lui. E io... beh io non sono Moliére però penso che una sera per me la si possa anche spendere! (e se la ride ancora, ndr)».
Se si guarda indietro come è cambiato il suo approccio al mestiere dell’attore nel corso di questi anni?
«La bellezza di un attore è che se vive i suoi anni con serenità, maturando e facendo qualcosa di sensato non deve preoccuparsi dell’età che avanza. Naturalmente non si può fare ciò che si faceva a vent’anni, ma il tempo non ha età per un attore... sempre se lo fa bene...».
Ferrara: c’è qualcosa che la lega in particolare a questa città dove ha vissuto a lungo?
«Mi rivolgono spesso questa domanda - risponde il popolare attore -, solamente che le città in questione sono sempre diverse ed io, girando tanto, faccio fatica a ricordarmi aneddoti particolari legate ad esse. Ma per Ferrara il discorso è ben diverso, sono stato in questa città dai 5 fino ai 18 anni, ho studiato e vissuto qui la mia adolescenza. Una cosa bella è che, quando vengo a Ferrara, gli amici della mia vecchia compagnia si radunano e si coglie l’occasione per rivedersi tutti insieme; sono una specie di coagulante!».
Beh, allora cerchiamo di approfittarne per chiederle se ha un ricordo particolare legato appunto a quegli anni vissuti a Ferrara...
«Sì, ce l’ho... proprio i matinée! Io – ride ancora Rossi –, quando andavo a teatro con la scuola fischiavo! Non ero disciplinato, non pensavo proprio a fare l’attore e fischiavo! Se mi chiede come vedo oggi quei fischi? Beh, a qualche attore fischierei ancora... aizzerei gli studenti!».
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