La Nuova Ferrara

«Cultura e umanità i nostri soggetti preferiti»

di MARGHERITA GOBERTI
«Cultura e umanità i nostri soggetti preferiti»

Parla Paolo Chiarelli, regista della sezione teatrale del Circolo Dipendenti Cassa di Risparmio di Cento nata a fine anni ’70

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di MARGHERITA GOBERTI

I. l Circolo Dipendenti Cassa di Risparmio di Cento Asd – sezione Teatro Dialettale nasce nel 1976 dalla passione di alcuni di loro e di alcuni loro amici, sullo stimolo, l’impulso e l’incoraggiamento dell’allora Presidente della Cassa, avvocato Vincenzo Giberti.

La compagnia è sempre stata assecondata e favorita dalla dirigenza dell’Istituto, dalla Fondazione della Cassa di Risparmio e dal Circolo dei dipendenti della Cassa di Risparmio centese e - nell’arco del tempo - si è consolidata arrivando ad un numero consistente di rappresentazioni, proponendosi così ad un pubblico sempre più vasto. Incentivi a continuare sono pervenuti anche dalla stessa Direzione del Teatro Borgatti di Cento che, dall’inizio degli anni 2000, ha istituito il “Cartellone Dialettale” riunendo in un unico progetto tutte le compagnie dialettali locali.

«La compagnia – ricorda l’attuale regista Paolo Chiarelli che, seppur infortunato a causa di una banale caduta, non ha mai smesso di occuparsi del gruppo - nel corso degli anni si è sempre adoperata per valorizzare la parlata dilettale, come forma culturale autonoma, recuperando e presentando testi rimasti nei cassetti per troppo tempo. È stata infatti rappresentato nel 1977 il testo della commedia O che mama di Marco Rizzoli di Pieve di Cento, scritto nella seconda metà dell’Ottocento, seguita lo stesso anno da un’interessante rielaborazione teatrale del poemetto in dialetto pievese I Pivis a Massumadegh di Angelo Michele Gessi, con il quale praticamente ha debuttato e si è fatta subito apprezzare. La scarsità di testi dialettali che unissero un sano divertimento ad un bagaglio culturale ed umano, presupposti sui quali si fondano le finalità del Circolo Dipendenti Cassa di Risparmio di Cento - sezione Teatro Dialettale - ha fatto indirizzare le scelte su testi di un certo spessore, anche se ovviamente necessitavano di una rielaborazione e quindi di un ulteriore impegno rispetto ad un canovaccio già pronto per essere portato sul palcoscenico e, magari, già rappresentato da altre compagnie».

Nel 1981 il Gruppo dei Dipendenti della Cassa di Risparmio centese decide di proporre una commedia impegnativa, di Massimo Dursi, Bertoldo a Corte, nella quale Bertoldo muore di fame piuttosto che asservirsi alle blandizie della «Corte, lanciando così anche un importante messaggio sociale ed etico».

Si arriva così al 1985, quando la Compagnia decise di rappresentare una serie di commedie scritte da Samy Fayad. La prima fu Il settimo si riposò, alla quale fecero seguito nel 1987 - con replica nel 2001 - Come si rapina una banca (particolarmente a tema con la professione che svolgevano e svolgono molti attori), poi nel 2000 Il nudo e la nuda, preceduta nel 1994 dalla commedia di Ermanno Carsana Ma per fortuna è una notte di luna. Sono tutte legate ad alcuni principi di base: sane risate, ritmo pazzesco, buoni contenuti culturali e umani.

«La nostra compagnia – continua a raccontare lo stesso Chiarelli - non ha fini di lucro e quando è consentito destina il ricavato degli spettacoli in beneficenza. Recentemente, abbiamo stretto un rapporto di amicizia e collaborazione con Annamaria Lucchini, figlia di Arrigo Lucchini, il più noto degli attori dialettali bolognesi. Da questo rapporto abbiamo avuto il piacere e l’onore di ricevere da lei alcuni testi scritti da suo padre, per poterli presentare in scena. Infatti, di Lucchiani abbiamo già rappresentato a teatro le commedie El fiol ed Cavecc, Mi mujer vedva e La giostra ed Sandren, tre testi tipicamente dialettali, i quali hanno riscosso un notevole successo di pubblico».

«Tutto questo - conclude il regista della compagnia dialettale centese - ha ovviamente gratificato il nostro impegno ed i nostri sforzi, sia relativi alla ricerca di testi importanti, che per la stessa recitazione. Queste novità sono importante per tenere vivo un gruppo e per avere continui e nuovi stimoli. E noi ce la mettiamo proprio tutta per raggiungere questi obiettivi e finalità, le stesse di quando siamo partiti».

13, continua

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