Magnifica Chamber Orchestra of Europe all’Abbado
Magnifica Chamber Orchestra of Europe. L'ottavo concerto di Ferrara Musica nel Teatro Comunale Abbado ha proposto l'altra sera un programma monografico dedicato a Felix Mendelssohn-Bartholdy: le...
Magnifica Chamber Orchestra of Europe. L'ottavo concerto di Ferrara Musica nel Teatro Comunale Abbado ha proposto l'altra sera un programma monografico dedicato a Felix Mendelssohn-Bartholdy: le sinfonie n.1 (Do minore), n.4 "Italiana" (La maggiore) e n.5 "Riforma" (Re maggiore). Sul podio il canadese Yannick Nézet-Séguin. Il teatro era gremito come nelle migliori occasioni. E magnifica è stata la Coe sotto le mani di Nézet-Séguin; certo, sotto le mani, perché il canadese dirige senza la bacchetta. E senza la cravatta. Si è presentato vestendo in maniera sobria, abito scuro, camicia col colletto aperto e un sorriso simpatico e solare. Il direttore ha sicura confidenza e feeling con la Coe perché la Borrani (primo violino) se l'è covato con gli occhi per tutto il concerto e gli altri orchestrali, durante i ringraziamenti al pubblico alla fine, non si stancavano di stringergli le mani che porgeva loro. Anche perché il successo pieno stava baciando la serata, tanto pubblico, tanto calore umano, tanta bella musica ben eseguita. Ecco il punto: ben eseguita. Ora, non è che la pagina mendelssohniana costituisca impresa ardua per l'esecuzione, né che richieda particolari virtuosismi orchestrali. La musica è bella, ma lontana dal gioco dei contrasti tematici che caratterizzarono il padre spirituale dell'Ottocento sinfonico, Beethoven. E lontana anche dal coevo Schubert, l'anima più sensibile di quel periodo. Eppure Mendelssohn piace molto al pubblico, che da due secoli ormai lo ha posto su un altare più grande di quanto lo stesso compositore aspirasse, fatto salvo l'ostracismo tedesco e italiano del periodo nazista e fascista. Nézet-Séguin ci ha proprio reso quel Mendelssohn, ponendolo sull'altare alto perché il modo di dirigere del canadese, con le carezze e i sorrisi, senza la bacchetta, ha permesso alle sezioni di mantenere una cantabilità morbida e suadente, anche quando la fanfara squilla nel corale (Quinta sinfonia), oppure il confronto fra le sezioni si scatena nel vertigionoso ritmo del salterello partenopeo (Quarta). E ha creato negli Allegro delle tre sinfonie quella solarità che rasserena lo spirito, perché non turba, non meraviglia, né eccita, semplicemente piace.
Athos Tromboni
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