«Per migliorare le cose prima miglioriamo quello che facciamo»
Intervista surreale a Bergonzoni, sabato di scena a Cento Si parla di “Nessi”: dobbiamo unire quello che ci sta intorno
Lo spettacolo inizia con il sipario chiuso e la voce inconfondibile fuori campo di Alessandro Bergonzoni che interpreta due persone, una rimasta rinchiusa non si sa bene e dove e l’altra che suggerisce come uscirne, maneggiando dei fili, dei ‘nessi’, titolo omonimo del quattordicesimo lavoro realizzato dal popolare attore bolognese, diretto in coppia con il regista Riccardo Rodolfi, di scena sabato all’Auditorium Pandurera di Cento con inizio alle 21.
Sul palco il celebre monologhista è solo, al centro di una cosmogonia comica, tra doppi sensi, derive lessicali, funambolismi verbali, frasi poetiche, tre piccole incubatrici per svezzare le “parole premature” e significare così il “nesso”tra vita e morte, con un Bergonzoni - ostetrico impegnato in un testo che potrebbe essere una candida confessione esistenziale.
Ma come fa, Bergonzoni a ricordare a memoria tutti i suoi giochi verbali?
«Sono matematicamente e orologisticamente... svizzerato!» ci risponde l’attore.
Dopo il grande successo di “Urge” con tre anni di tour e 270 repliche, Bergonzoni torna sul palcoscenico per raccontare il bisogno contemporaneo di vivere collegati con altre vite, altri orizzonti, non necessariamente solo umani, connessione che può permettere percorsi oltre l’io finito per espandersi verso un ‘noi’ universale....
«“Nessi” è il nostro comandamento zero - spiega ancora Bergonzoni -; prima del codice della strada e del galateo ci sono norme che ci riguardano: fare nesso, cucire i fili con quello che ci sta intorno. Se si vogliono migliorare le cose, miglioriamo prima quello che facciamo noi. E i fili sono i sensori che abbiamo addosso, le nostre sensibilità che ci mettono nella stessa frequenza col mondo esterno. Basta attivarli».
Tanti colleghi trattano di politica, e lei?
«Non mi interessa la politica ma “l’ante-politica”, cioé quello che c’è prima, perché votiamo ogni giorno, aprendo il rubinetto e quando non spegniamo le luci. Ogni nostro atto è legato ad altri, perché siamo tutti iscritti all’albo degli invocati...».
Nessi, con il suo stile “bergonzoniano” parla della morte, dei tanti modi di morire: per un attacco di cuore o per un attacco indiano... parla della nascita e fa riferimento ad un’imprecisata figura paterna in una sorta di surreale dialogo tra padre e figlio.
Per maggiori informazioni mail a fondazioneteatroborgatti.it o a biglietteria@fondazioneteatroborgatti.it, tel. 051 6843295. La biglietteria della Pandurera (in via XXV Aprile 11 a Cento) è aperta dalle 16.30 alle 19, sabato dalle 9 alle 13.
Angela Balboni
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