La famiglia "Campione" così poco armoniosa
Successo al Teatro di Occhiobello per la rappresentazione della compagnia Omini, in attesa del gran finale con lo spettacolo "Your Majesties" tradotto in simultanea
OCCHIOBELLO. In attesa dell’imperdibile spettacolo-evento conclusivo, di venerdì 26 febbraio dal titolo “Your Majesties”, del duo austriaco Navaridas/Deutinger - una interessante messa in scena in lingua originale con traduzione simultanea - venerdì scorso un altro anello si è unito alla catena di pregevoli spettacoli proposti dal cartellone 2015/16 del Teatro Comunale di Occhiobello, sapientemente selezionati dal direttore artistico Marco Sgarbi. Parliamo de: “La Famiglia Campione”, presentato dalla “premiata” compagnia pistoiese degli Omini, un progetto nato da un pluriennale lavoro di ricerca sociale attraverso storie disparate, raccolte con interviste a persone incontrate casualmente per strada nella provincia toscana. La rappresentazione vede in scena tre camaleontici attori - più uno che si svelerà solamente nel corso della scena finale - ad interpretare una decina di caratteri che trasformandosi mediante immediati cambi in scena, di indumenti e portamento, prendono vita in nuovi personaggi per rappresentare una ipotetica odierna famiglia “Campione”.
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Il ritratto è quello di un nucleo familiare come tanti, che per ragioni economiche abita controvoglia sotto lo stesso tetto. Tre generazioni che, a differenza della tipica “famiglia campione” della pubblicità, si scaricano addosso solamente umiliazioni e angosce, probabilmente per l’incapacità di volersi bene o la mancanza di sogni e prospettive comuni. L’espediente della figlia minore che da settimane si è chiusa in bagno, respingendo ogni forma di comunicazione con il resto della famiglia, fa decollare una carrellata di personaggi, a cavallo tra il grottesco e lo sconcertante iperrealismo per descrivere la convivenza forzata di una non-famiglia che a pugnalate verbali cerca disperatamente di colpirsi, proteggersi, sostenersi o occupare l’uno il ruolo dell’altro.
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Non più l’idea dell’armoniosa famiglia da finction televisiva con padre, madre, nonni e figli, bensì un nucleo senza forma spaccato già dalle fondamenta in cui spicca la notevole interpretazione di Francesco Rotelli, ben sostenuto da Luca Zacchini e Francesca Sarteanesi. Da segnalare la fondamentale presenza-assenza, su cui gravita tutto l’allestimento, di Giulia Zacchini (nella parte della figlia chiusa in bagno per tutto lo spettacolo) che ha curato anche la parte drammaturgica.
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