La Nuova Ferrara

l’intervista

Lo scrittore Carlotto pronto a raccontarsi

Lo scrittore Carlotto pronto a raccontarsi

Un maestro del noir italiano trascorrerà l’intera serata in città. Oggi, alla Feltrinelli, alle 17.30, Romano De Marco e Alberto Amorelli presenteranno gli ultimi due titoli di Massimo Carlotto, La...

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Un maestro del noir italiano trascorrerà l’intera serata in città. Oggi, alla Feltrinelli, alle 17.30, Romano De Marco e Alberto Amorelli presenteranno gli ultimi due titoli di Massimo Carlotto, La banda degli amanti e Per tutto l'oro del mondo, editi entrambi da e/o, per il ciclo GialloFerrara off. E dopo la libreria si continuerà alla trattoria Le Nuovole, dove lo scrittore sarà accolto dai lettori del Gruppo del Tasso. I ragazzi interpreteranno tra i tavoli alcuni brani cult del celebre investigatore privato, l'Alligatore.

Quanto c’è di vero in “Per tutto l’oro del mondo”?

«Tutti i miei romanzi mescolano fiction a giornalismo investigato. Ho impiegato circa un anno a raccogliere le fonti utili, perché mi interessano i punti di vista delle situazioni di cui scrivo».

Il noir mira a sopperire ai vuoti del giornalismo d’inchiesta?

«Il ragionamento che feci una ventina di anni fa con altri scrittori è che questo Paese per i giornalisti diventava sempre più complicato. Dal caso Cederna in poi la querela divenne l’arma sistematica per impedire la diffusione della verità. In Italia dopo l'assassinio di Siani non si è più raccontata la quotidianità, ma solo la memoria. Almeno lo statuto di romanzo tutela le storie negate».

Come si è evoluto l’Alligatore negli anni?

«Non credo alla concezione americana dei personaggi che restano uguali a loro stessi mentre cambia il monto circostante. I miei invecchiano, adeguandosi al tempo che attraversano. È un modo diverso di collocarli all'interno del romanzo, perché la relazione tra il personaggio e la storia varia di continuo».

Cosa ne pensa Marco Buratti della nostra società, del Nord-Est italiano?

«I personaggi maturano un’opinione esterna sul mondo. Ciascuno di loro guarda con orrore la criminalità organizzata e con sospetto una società che ha sempre rifiutato. In ogni romanzo mi concentro su un territorio differente, in Italia ogni territorio è un personaggio».

Il collettivo “Sabot” continua a fare scuola?

«È stato creato per dare la disponibilità a giovani autori di avere a disposizione la bottega di uno scrittore, imparare a costruire una trama narrativa e accedere al panorama editoriale».

E la collana Sabot/Age che scopo persegue?

«La collana cerca di rivelare l'Italia attraverso storie che hanno una profonda adesione alla realtà».

Matteo Bianchi

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