Il raggio verde di Giorgio de Chirico
L’uso del colore smeraldo dell’artista ha precisi significati con sfumature che spaziano anche nella grande letteratura
di MICAELA TORBOLI
Sulle prime, si può pensare che gli inquietanti cieli verdi di molti dei quadri che Giorgio de Chirico dipinse nel fondamentale periodo ferrarese (1915-1918) siano dovuti alla metamorfosi naturale di una tinta blu per via del rame in essa contenuto, con il tempo mutato in verde.
Invece si tratta della volontà dell'artista che, come spiega Gianluca Poldi nel catalogo della mostra che sta in dirittura d'arrivo a Palazzo dei Diamanti, usò direttamente pigmenti verdi. Diversi esegeti dell'opera dechirichiana si sono cimentati nell'interpretare la scelta del Maestro di virare al verde («il torbido smeraldo del cielo» come lo definì Roberto Longhi nella sua celebre stroncatura del 1919) il normale blu del firmamento. Il sito della Fondazione dedicata al pittore ed alla moglie Isa propone che questi verdi simboleggino la Rinascita.
Altri vi vedono solo una stravaganza. Il verde, come tutti i colori, ha una storia ricchissima che varia nelle diverse culture. Basterà, per chiarirsi le idee, leggere Verde. . Storia di un colore (ed.it. Firenze 2013) di Michel Pastoureau, che ha scritto anche la storia del nero e del blu, oltre che “cromosaggi” dedicati al mondo culturale del colore. Pare che nel periodo precedente e in quello contemporaneo a de Chirico il verde non riscuotesse il favore degli artisti, anche per via del suo declassamento, operato dagli scienziati e molto tecnico quindi assente da ogni tipo di risvolto estetico ma ugualmente ferale per il verde, a colore “complementare” (come il viola, il marrone, il rosa o l'arancione) subordinato ai colori “primari”, ovvero blu, rosso e giallo.
Nei loro scritti teorici pittori di fama, come Kandinskij (Dello spirituale nell'arte, 1911), valuteranno noioso e triste il verde, che si usava controvoglia. Il verde piaceva invece molto ai letterati del Novecento, ad esempio al ferrarese Corrado Govoni, che fece uscire nel 1919 per i tipi di Taddei la raccolta La santa verde, che identifica il verde come colore della Poesia. Federico García Lorca scriveva nel 1920 a proposito di orizzonti verdi: «Sul cielo verde,/una stella verde,/che può fare, amore,/ se non perdersi?».
E luci verdi furono richieste da Pirandello per alcune scene dei suoi Sei personaggi in cerca d'autore, sempre nel 1920. Questi cieli verdi sono dunque anche espressioni dello spirito. Ma dobbiamo leggere, per interpretare de Chirico, quanto pubblicò ancora nel 1920 suo fratello Alberto Savinio, intellettuale poliedrico, che allora tutto condivideva con Giorgio.
Ne La casa ispirata di Savinio il protagonista esclama «Ma il rettangolo di cielo, verde come un'acqua profonda, che la finestra lontana inquadrava nelle sue linee precise, era gonfio di una tale nostalgia, che, simile al carcerato cui nulla riesce tanto affascinante e tormentoso quanto l'occhio della sua cella, non mi rischiavo di guardarlo.
Mai come allora sentii, assieme alla cupa tristezza del cielo sereno, il disperato desiderio di una felicità impossibile». Nel testo è citato Giuseppe Bongiovanni, astronomo e fisico che aveva installato nella Torre di Santa Caterina del Castello Estense un osservatorio per studiare i fenomeni atmosferici e meteorologici, ai quali i fratelli artisti erano assai interessati, e «al sommo di una torre circondata dall'acqua» viveva tutto l'anno lo scienziato, più che altro nella visione allucinata di Savinio, che lo raffigura mentre ogni domenica la famiglia gli fa visita nella torre dalla quale non si sposta mai, e dove lo fa persino morire: era mancato nel 1918, ma in tutt'altre circostanze.
Si può ipotizzare che con Bongiovanni i giovani abbiano parlato del “raggio verde”, un fenomeno naturale che avviene sull'orizzonte in determinate condizioni e fa scaturire nel cielo al tramonto un fulmineo e brillante lampo di un verde intenso.
Il raggio verde è anche il titolo di un romanzo ambientato in Scozia, opera insolitamente romantica di Jules Verne (1882), un autore molto ammirato da de Chirico per sua stessa ammissione
. Il raggio in Verne è «di un verde meraviglioso, di un verde che nessun pittore può ottenere nella sua tavolozza,di un verde la cui sfumatura la natura non ha mai prodotto né fra le tinte così varie dei vegetali, né il colore dei mari più limpidi! Se c'è del verde in paradiso, non può essere che questo, che è senza dubbio il vero verde della Speranza!».
Non sembra insensato supporre che proprio Verne abbia tinto di verde ispirazione i cieli di Ferrara come li vedeva Giorgio.
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