La Sorellanza di Ferrara ha concluso il lavoro, come sempre
Oggi termina il racconto Paura del buio di Alberto Amorelli, giovane narratore ferrarese (presidente del Gruppo del Tasso) che ha scritto proprio per LetterArti un giallo tutto estense, tra bar...
Oggi termina il racconto Paura del buio di Alberto Amorelli, giovane narratore ferrarese (presidente del Gruppo del Tasso) che ha scritto proprio per LetterArti un giallo tutto estense, tra bar nell’ombra, vie acciottolate, la statua del Savonarola e colpi di scena.
“Stringo, una linea rossa ti decora il collo, e il sangue inizia a sgorgare, la garrota incide la carne, sanguini, lotti, soffochi, emetti suoni gutturali disperati e rabbiosi, soffochi. Gli ultimi spasmi inconsulti di braccia e gambe e poi tutto si acquieta, un ultimo basso rantolo e non ti muovi più, gli occhi ribaltati all’indietro, la bocca spalancata in un ultimo urlo sordo. È finita, mi alzo, pulisco il filo della garrota sotto il lavandino, per un attimo lo specchio mi restituisce l’immagine di una giovane donna, sulla trentina, capelli scuri, occhi scuri, ordinaria nell’aspetto, magra, carina ma comune. La Sorellanza ci sceglie anche così, dobbiamo essere anonime, invisibili, ombre in agguato nell’oscurità per eliminare senza pietà alcuna la feccia che intasa il mondo, spietate, giustizieri senza legge se non la stessa che ci impone la Sorellanza, il codice tramandatoci dalla nostra fondatrice. Noi siamo la Sorellanza Lucreziana, assassine di assassini. Dove la giustizia non arriva la prendiamo arbitrariamente tra le nostre mani come fece Lucrezia Borgia, Duchessa d’Este, quando eliminò Lorenzo Strozzi assassino fratricida di Ercole, suo buon amico, ucciso nel 1508 proprio in quell’angolo di via che hai scelto, via Praisolo. Esistiamo dal Cinquecento, nascoste, viviamo nelle ombre, quando ti sembra che qualcuno ti osservi nell’oscurità della notte molto probabilmente è proprio così, noi siamo la sensazione fastidiosa di guardare dietro l’angolo oscuro del prossimo vicolo.
Noi siamo la paura atavica del buio.
Chi non ha colpe non deve temerci, chi si è perso nell’oscurità, invece, dovrà solo aspettare di essere liberato dal suo fardello. Laveremo le sue colpe nel sangue, e questa, credimi, è una promessa”.
Alberto Amorelli
6, fine
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