«Voglio sfruttare la notorietà ma sono sempre lo stesso»
Intervista a Dario Baruffa appena rientrato dalla bella avventura a MasterChef La “roccia” di Berra resta umile: ho tanto da imparare ma amo la cucina e si vede
di DAVIDE BONESI
È. finita l’avventura, ma il sogno televisivo continua con un nuovo progetto e tante idee. Oltre ad una bella popolarità, come dimostrano gli oltre 14.000 seguaci della pagina Facebook. Dario Baruffa, per tutti “la roccia”, è tornato a Berra dopo due giorni a Milano fra interviste ed altro a Sky, a conclusione del suo percorso a MasterChef.
Credeva di arrivare ad un passo dalla finale?
«Neppure mi aspettavo di essere tra i venti ammessi al programma... - risponde il 29enne berrese -; diciamo che quando inizio una cosa, almeno questo vale per me, non si è coscienti delle proprie capacità che devo avere, se poi sono arrivato così avanti. Senza essere troppo presuntuosi».
Perché questa avventura?
«Pranzo, cena e ogni momento conviviale sono cose che ho sempre amato... e si vede... Nella nostra famiglia è sempre stato un momento importante, dai cappelletti ai cappellacci fino ai passatelli, la pasta si è sempre fatta in casa ed anche la preparazione è un momento di convivialità. Prima eravamo in tanti, ora purtroppo solo io e mia madre: quelli erano i momenti dei ricordi, poi la domenica carne ai ferri e la gara con mio padre per chi cuoceva meglio. Da lì la passione per i condimenti strani e dalla griglia ai fornelli il passo è stato breve. Seriamente mi sono interessato alla cucina, leggendo libri e appassionandomi sempre di più».
E MasterChef?
«Ho deciso di partecipare per gioco, fra ospiti e amici sono sempre io quello che cucina, idem quando si va in giro. Visti i numerosi complimenti, ho pensato di iscrivermi ed il percorso è stato fatto».
Non sono mancate polemiche durante le varie puntate.
«Noi e i giudici siamo pedine della produzione... diciamo che in un gruppo unito da una sola passione, leghi di più con chi ha più interessi in comune, per me Lorenzo e Mattia, mentre ho proprio nulla a che fare per età e idee con Sylvie e penso si sia visto, ma da qui a parlare di odio ce ne passa, siamo solo su frequenze diverse. Al di là della gara e della voglia di vincere rimane un gioco: fortunatamente a parte qualche episodio eravamo e siamo un gruppo di persone intelligenti e abbiamo capito che l’amicizia va oltre la competizione. Eravamo tutti in gara per vincere, però sempre nel rispetto delle regole».
Potreste essere l’erede di un altro ferrarese al Voiello Master of Pasta.
«Magari fosse tutto ferrarese... Con Simone (Finotti, ndr), ci siamo conosciuti in tv e poi visti altre volte fuori dal contesto. È un genuino come me».
E adesso?
«Devo sfruttare questo momento, fra serate in giro e altre cose. Magari poter trovare lavoro in un ristorante che mi lasci il tempo di fare serate in giro. Già al prossimo MasterChef saremo dimenticati o messi da parte, quindi una volta finita la notorietà mi piacerebbe lavorare in un ristorante serio e con calma, molta calma, aprire un ristorante mio. Ho bisogno di fare tanta esperienza per gestire un ristorante. Come dice Cracco “Quando uscite da questo programma non siete chef”».
Il rapporto con i berresi?
«Io non sono assolutamente cambiato, magari qualcuno mi vede con occhi diversi ma sono sempre quello: con amici e conoscenti il rapporto è sempre lo stesso. Mi sembra di aver capito - chiude Dario - anche dai commenti sui social che la mia genuinità ed il mio essere sincero, non finto, si sono notate».
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