Sabrina Ferilli: «Qui è la prima a teatro ma ho amato il Delta»
Intervista alla popolare attrice di scena mercoledì 24 febbraio al Nuovo. «Che ricordi a Comacchio. I premi? Sì ma sono sempre io»
FERRARA. Alla vigilia di uno degli spettacoli evento che si terrà domani, alle 21, al Teatro Nuovo di Ferrara, “Signori… La paté de la maison”, la protagonista femminile della commedia, Sabrina Ferilli, sul palco con Maurizio Micheli (fra l’altro regista dello spettacolo) e Pino Quartullo, racconta qualcosa di sé e della sua attività di attrice.
È la prima volta che calca le scene teatrali ferraresi?
«Sì - risponde l’attrice -, è la prima volta che vengo con uno spettacolo teatrale a Ferrara».
Lo spettacolo arriva a Ferrara dopo diverse rappresentazioni di successo in tutta Italia, qual è il punto di forza?
«Sicuramente la comicità, ma anche la riflessione su temi che coinvolgono tutti, tra cui le diversità, i luoghi comuni sulla politica, la differenza tra destra e sinistra, i rapporti tra madre e figli, moglie e marito, fratelli e quindi questi argomenti rendono lo spettacolo, assolutamente adatto a tutti».
Preferisce lavorare a teatro, in tv o al cinema?
«Sono tre dimensioni completamente diverse, è chiaro che un attore che ama fare il proprio mestiere non può fare a meno del teatro, però dire che ho una preferenza sarebbe non vero; certamente sento la necessità dopo certi periodi di tornare in palcoscenico».
Ha mai accarezzato l’idea di mettersi dietro la macchina da presa o dirigere uno spettacolo teatrale?
«No, per ora mi piace fare l’attrice. In questo caso e negli ultimi anni sono stata anche autrice di alcuni miei testi, ma soprattutto la produttrice sia dello spettacolo con regia di Gigi Proietti, “La Presidentessa”, che di questo e di altri spettacoli di Albertazzi».
Come cambia e se cambia l’atteggiamento professionale dopo aver lavorato in un film che ha vinto l’Oscar?
«No, cambia niente, nel senso che sono delle belle conferme, begli attestati di fiducia ed apprezzamento nei confronti della persona che riceve questo, ma certamente non sono traguardi; diciamo che sono “soste” benedette».
Continuiamo a parlare di premi: nella sua carriera ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti il Nastro d’Argento, il Ciak d’oro, il Globo d’oro numerose nomination, quale ricorda con più emozione e quale invece le manca?
«Il Nastro d’Argento, essendo dato da critici e giornalisti, è forse il premio a cui tengo di più e mi ripaga delle fatiche».
Con “Al di là delle frontiere”, miniserie tv nella quale interpretava la partigiana Angela, ha avuto modo di conoscere un po’ del Delta, in particolare Comacchio. Che ricordi ha di questo territorio?
«Sono affezionatissima a questo film, ero molto affezionata alla signora che ha ispirato il personaggio, realmente esistito e che ha avuto questo riconoscimento pure dallo Stato. Ho visto quelle zone e sono straordinariamente belle, oltre ad aver dato spazio a una storia straordinaria e sensazionale come quella della signora Angela Ghiglino; amo quella gente e la storia di quelle zone».
Un ruolo, un personaggio che le sarebbe piaciuto interpretare e ancora le manca?
«Sono tanti i personaggi che ho fatto e tanti quelli che vorrei fare, come Anna Karenina, uno dei personaggi che più mi hanno colpito e mi duole non aver ancora interpretato».
Prima di salire sul palco cosa la preoccupa di più?
«Nulla, si cerca di essere più possibili concentrati su se stessi e sul lavoro che si farà, con disciplina, serietà e impegno».
Per la sua interpretazione con Margherita Buy nel film “Io e Lei”, dove viene trattata la tematica gay e dei diritti, è in nomination ai “Diversity media award” che saranno assegnati a maggio. Crede che il cinema possa lanciare messaggi che portino oltre stereotipi e giudizi scontati?
«Quello sempre, il cinema è stato sempre al fianco di battaglie civili, battaglie sociali, forse è uno dei motivi più affascinanti di questo mestiere: essere la voce di chi la voce non l’ha, far conoscere le dittature o i popoli oppressi. Sono estremamente attenta e affezionata all’uso di certe storie tramite il racconto cinematografico».
L’ultima domanda è un saluto da parte di Lino Capolicchio che, parlando del suo ruolo di insegnante alla scuola di cinema di Roma, ha menzionato lei, ricordandola come persona dotata di talento. Lei come lo ricorda?
«Di Capolicchio ho un ricordo eccezionale, perché al Centro Sperimentale di Cinematografia fu proprio lui che fece una grande battaglia per farmi entrare. Quindi, non solo trovo sia uno straordinario attore, con garbo, classe e sensibilità rare, specie per l’Italia, ma ho un trasporto affettivo e sentimentale; fu colui che - conclude la Ferilli -, diciamo così, nel mucchio dei giovani attori, punto il dito e disse “lei”».
Maria Rosa Bellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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