L’anima di Mozart con il virtuoso Schuch e la Camerata
La prima volta della Camerata Salzburg a Ferrara, nel Teatro Abbado, è andata bene, accolta trionfalmente dal pubblico estense. Vero è che il primo violino, Gregory Ahss, non era sconosciuto in città,...
La prima volta della Camerata Salzburg a Ferrara, nel Teatro Abbado, è andata bene, accolta trionfalmente dal pubblico estense. Vero è che il primo violino, Gregory Ahss, non era sconosciuto in città, perché proprio sotto la guida di Claudio Abbado aveva fatto la spalla nelle orchestre che il maestro milanese aveva diretto dal podio del Teatro Comunale. La vera novità dell’altra sera (11esimo concerto della stagione di Ferrara Musica) era rappresentata dal pianista rumeno Herbert Schuch, baciato pure lui dal caloroso favore del pubblico.
In effetti la Camerata Salzburg si è manifestata come compagine molto preparata, tutte le sezioni erano in splendida sintonia durante le esecuzioni e soprattutto si mostravano obbedienti alle indicazioni espressive di Ahss, il cui archetto dettava le regole dei rinforzando e dei pianissimi, degli accelerando e dei rallentando, degli stop and go. Ottima l’esecuzione della Sinfonia in Sol maggiore Hob.1/27 di Franz Joseph Haydn, gioiello di stampo galante che racchiude nel movimento centrale (Andante siciliano) il cuore di tutta la partitura: si restava meravigliati di come, proprio in questo tempo moderato, il pizzicato (cioé il virtuosismo più difficoltoso per gli archi) dei contrabbassi, dei violoncelli e delle viole fosse così metronomicamente perfetto; e di come le dinamiche seguissero con ottimo equilibrio di volume, la cantabilità dei violini impegnati a dettar la melodia concertante.
Poi è entrato il pianista, per il pezzo più atteso della serata, il Concerto n.9 in Mi bemolle maggiore “Jeunehomme” K.271 di Wolfgang Amadeus Mozart. L’indubbio talento di Schuch si è manifestato fin dal primo tocco di tastiera, ma non basta il talento per portare Mozart nel cuore della gente più sensibile: ha eseguito evitando accuratamente il suono legato, preoccupandosi di dare a Mozart quella trasparenza proverbiale infusa nella musica da tastiera, quasi toccatistica. Ma... siamo sempre lì: ci sono Concerti di Mozart come il K.491 in Do minore, il K.466 in Re minore, il K.595 in Si bemolle maggiore e - appunto - il K.271 che generano l’eterno conflitto fra perfezione e commozione e non c’è dubbio che qui la bilancia mozartiana penda dalla parte della commozione. Ciò non è stato per Schuch, artefice di un’esecuzione “bella senz’anima”. L’anima, il pianista, ha voluto poi mettercela nel successivo Concerto in Re minore Bwv 1052 di Johann Sebastian Bach, traendo da un compositore di contrappunto la più romanticheggiante delle interpretazioni. A piacer vostro... così anche nel bis concesso per le acclamazioni del pubblico: la Sarabanda dalla Terza suite inglese sempre di Bach.
La serata si è conclusa con una brillantissima esecuzione della Sinfonia in Re maggiore “Parigi” K.297 di Mozart e qui l’orchestra, tornata sotto le mani di Ahss, ha ridato a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.
Athos Tromboni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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