L’orrore della guerra in scena con Cederna
Il noto attore stasera protagonista al De Micheli di Copparo «Raccontare gli orrori del conflitto è doloroso e necessario»
Oggi alle 21 al Teatro De Micheli di Copparo (biglietteria tel. 0532 864580), Giuseppe Cederna porta in scena “L’ultima estate dell’Europa” dello stesso attore e Augusto Golin, con regia di Ruggero Cara e musiche originali eseguite dal vivo di Alberto Capelli, chitarre e percussioni Mauro Manzoni, flauti e sassofoni.
Sarajevo 28 giugno 1914: sono le 10 del mattino di una splendida domenica di giugno. Fra 45 minuti due colpi di pistola sconvolgeranno il mondo. In poco più di un mese Austria, Serbia, Russia, Germania, Francia e Inghilterra si dichiarano guerra. Poi sarà la volta di Giappone e Stati uniti. E l’Italia? L’Italia comincia a pensarci. Ma in realtà ci sta già pensando da molto tempo.
Un tumulo informe di sacchi e legni anneriti dal fuoco – che diventerà fiume, trincea, montagna, cimitero – è la zattera a cui si aggrappa il protagonista dello spettacolo, un naufrago della Grande Guerra. Un sopravvissuto, posseduto dall’implacabile progressione della memoria e incalzato dai temi musicali dei luoghi e dei personaggi, Cederna dà voce e corpo a quell’umanità di vittime e carnefici che trasformarono l’Europa in immenso mattatoio. Dai Futuristi ai generali, dai fanti mandati a morire sul Carso e sull’Isonzo ai loro compagni di naufragio, quegli spettri usciti dalle trincee austriache, fino a scrittori e poeti le cui parole, ancora oggi, ci illuminano e ci commuovono: Owen, Stuparich, Gadda, Ungaretti, Trilussa e Rumiz.
«La guerra è molto più vicina di quello che pensiamo – dice Cederna –, la guerra dorme dentro di noi. Per questo, raccontarne gli orrori ma anche il desiderio e la capacità di riscatto, è doloroso e necessario. Con la pietà della memoria e la miracolosa potenza delle storie, l’uomo riesce a ribellarsi all’umiliazione del corpo e dell’anima. Anche nell’orrore, talvolta, riusciamo a trovare la nostra umanità e dignità più profonde».
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