“Il diario del 33”: Veronica è pronta a partire per Londra
Si intitola il “Diario del 33” il racconto inedito esclusivo per La Nuova Ferrara scritto dal giovane imprenditore ferrarese Michele Govoni, del quale esce oggi la prima puntata. Originario di...
Si intitola il “Diario del 33” il racconto inedito esclusivo per La Nuova Ferrara scritto dal giovane imprenditore ferrarese Michele Govoni, del quale esce oggi la prima puntata. Originario di Correggio, Govoni ha tante passioni, principalmente quella per l’arte che lo vede stimato critico, ma è anche autore di testi teatrali, oltre ad aver collaborato in passato con il nostro quotidiano.
Per quanto provasse a dimenticare, Veronica non riusciva a mettere da parte le parole di Claudio. Quella della sera precedente era stata una di quelle discussioni che difficilmente riescono a essere dimenticate; le parole, alle volte, creano steccati e muri che raramente riescono ad essere superati, nemmeno chiamando in campo il raziocinio e l’intelligenza. Lo steccato era ormai costruito tra loro.
Si versò un secondo caffé dalla moka ormai fredda e si avvicinò alla finestra; negli ultimi giorni aveva passato diverse ore in quella posizione. Le sue ricerche storiche erano a un punto morto e il viaggio a Londra per consultare gli archivi era stato rimandato di qualche settimana. La casa rimbombava, cassa armonica di ogni piccolo rumore. Nell’ingresso sostavano, parcheggiati lì ancora per poco, gli scatoloni pronti per il trasloco. Veronica aveva amato quella casa fin dalla prima volta in cui l’aveva visitata. Ora, a distanza di cinque anni, si trovava nella necessità di abbandonarla a favore di una sistemazione più spaziosa. Con quella casa abbandonava definitivamente anche il centro storico con il suo insieme di silenzi e rumori, come quello dei passi sui marciapiedi nelle notti invernali o i campanelli delle biciclette. Le sarebbero mancati la vista sulla piccola chiesa di Piazza del Carbone e la galleria d’arte sotto casa che le avevano tenuto compagnia nelle domeniche pomeriggio invernali. Guardò un’ultima volta dalla finestra. Un uomo anziano con un cappello a tesa larga e un cappotto color cammello passava in quel momento davanti alla chiesa, diretto verso via Ragno. Lo guardò per un po’. Sembrava timido e impacciato, come se stesse cercando di guadagnare tempo o fosse indeciso se recarsi o meno ad un appuntamento. Faticava a camminare e si sorreggeva ad un bastone da passeggio scuro. Non lo aveva mai visto nei paraggi.
Subito dopo che i facchini se ne furono andati Veronica diede un’occhiata alla casa vuota come se, con un colpo d’occhio, avesse potuto abbracciarla tutta impossessandosene per sempre, quando si accorse di qualcosa sulla mensola accanto alla porta. Si trattava di una busta color panna di dimensioni medie; con una grafia incerta e tremante vi era stato scritto sopra il suo nome. Michele Govoni
1, continua
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