La Nuova Ferrara

«In queste storie io sono sempre stato il cane»

Di Fabio Ziosi
«In queste storie io sono sempre stato il cane»

Un grande Paolini conquista il pubblico del Teatro Abbado. Oggi alle 16 l’ultimo spettacolo

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Il vecchio comandante antifascista e partigiano Spero Ghedini ricordava spesso che all' “Università del carcere” una delle letture fondamentali erano i libri di Jack London; non solo il Tallone di ferro, ma anche Zanna bianca e gli altri: si imparava a conoscere con grande emozione l’uomo e il rapporto con il potere. L’altra sera al Teatro Abbado, Marco Paolini ha presentato “Ballata di uomini e di cani” (oggi ultima replica) da lui scritto e interpretato. «Un tributo a Jack London. Io sono il personaggio Jack London», ha detto l'attore in apertura di spettacolo. Ha poi accennato ad alcune note biografiche dello scrittore americano in particolare sulla sua capacità di bere e sulla sbronza presa a 8 anni ad una festa con gli italiani e sulle raccomandazione che faceva la madre: «Stai attento agli italiani che ti piantano un coltello nella schiena». Gli immigrati di fine ottocento in America, noi, brutti sporchi e cattivi. E gli immigrati ritornano alla fine delle due ore di spettacolo volate via in un lampo: «L’Ottocento è entrato in cronaca - dice Paolini - non vedete quello che succede? Europa ti sei rinchiusa! Poi racconta la storia del bambino afgano che la famiglia ha fatto fuggire di casa consegnandogli gli ultimi risparmi con il compito di salvarsi per continuare la loro stirpe, ma dopo anni di fuga e vari paesi attraversati è venuto a morire alle porte di Venezia, sotto un camion dove aveva cercato rifugio. Un “vagabondo” come erano vagabondi quelli che salivano sui treni per cercare fortuna nella grande America. Paolini questa volta non voleva fare teatro civile, ma alla fine, quello che hai nel sangue, salta fuori.Anche nei tre racconti di uomini e cani che ha presentato - Macchia, Bastardo e Preparare un fuoco - c’è grande emozione, storie di vita con protagonisti uomini e animali, entrambi nel ruolo principale, che si passano la battuta l'un l'altro, tanto che alla fine Paolini ammette: «In queste storie qui, io sono sempre stato il cane». Una ballata nel vero senso della parola con tanto di canzoni e musica che si mescola con le parole. I monologhi di Paolini ricordano quei racconti fatti dai più vecchi attorno al fuoco per impressionare ed emozionare i giovani. Attorno al fuoco perché il gelo del Grande Nord si sentiva tutto. Applausi meritati per il magnetico e ironico attore e per i tre musicisti (Lorenzo Monguzzi, Angelo Baselli e Roberto Abbiati) che lo hanno accompagnato nel viaggio.

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