La Nuova Ferrara

Quando ridendo si racconta la vera storia

di MARGHERITA GOBERTI
Quando ridendo si racconta la vera storia

Importante la produzione dei Commedianti della Pieve, la cui anima è Nedda Alberghini, pure autrice di tutti i testi

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di MARGHERITA GOBERTI

La compagnia “I Commedianti della Pieve”, nata tre decenni fa con lo scopo di recuperare, valorizzare e diffondere il patrimonio di storia, cultura e tradizioni popolari del nostro territorio, vanta al suo attivo una ricca produzione di opere teatrali, tutte scritte e dirette da Nedda Alberghini la quale di questa Compagnia è la fondatrice, l’anima e - naturalmente - attenta e preziosa regista.

Il repertorio, dalle opere del periodo iniziale, si è andato via via ampliando, esplorando diversi generi teatrali, da quello storico in lingua nei teatri e sulle piazze, alle sacre rappresentazioni, senza trascurare il genere musicale attraverso il recupero di canti e danze della nostra tradizione.

«Chiara, sia pur non esclusiva - afferma la stessa Nedda Alberghini - è la connotazione di teatro della memoria in omaggio al concetto che la memoria storica è irrinunciabile, perché senza di essa un popolo non ha identità; come pure è chiaro il protagonismo femminile in queste opere che, portando sulla scena frammenti di storia, rendono finalmente giustizia alle donne che nelle varie epoche ne furono parte attiva senza mai vedersi riconoscere il loro importante ruolo, sia che fossero grandi e celebrate come Isabella d’Este, sia le umili contadine delle nostre campagne».

Le storie infatti, ruotano sempre intorno alla figura femminile, la vera indiscussa protagonista delle commedie interpretate dalla compagnia “I commedianti della Pieve” che, come spiega il nome è nata e prosegue la propria attività a Pieve di Cento.

Nel panorama della drammaturgia dialettale le opere di Nedda Alberghini, portate brillantemente in scena dalle sue attrici, hanno inaugurato un nuovo corso dando vita a fatti e personaggi noti della storia locale ma anche ad altri anonimi e, tuttavia, emblematici di tanti piccoli mondi domestici che si intrecciano nelle quotidiane fatiche del vivere insieme, di una storia minuta e corale che per secoli non è mai stata raccontata o - per lo meno - adeguatamente valorizzata.

«Mi piace ricordare - prosegue la Alberghini - quello che mi scrisse Pupi Avati, “l’ingenuità portata a questi estremi così assoluti che fa trasparire spesso un nitore dell’animo oggi impensabile è la caratteristica di molti dei suoi personaggi, personaggi che mi conquistano attraverso la loro capacità di stupefazione”. Gli ha fatto eco Giuseppe Liotta, docente di storia del teatro al Dams di Bologna, il quale presenziando al debutto della nostra commedia Na volta l’um pèr na fola parla di “personaggi interagenti che definiscono un pregevole affresco di neorealismo al punto tale da far pensare alle magiche atmosfere de L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi”».

Sui testi, ma anche sull’interpretazione spontanea e convincente degli attori, i consensi sono sempre tanti e del tutto meritati. L’attenzione del Centro Etnografico di Ferrara, nella persona di Gian Paolo Borghi, e dell’Università di Bologna hanno appoggiato la pubblicazione delle commedie dialettali racchiuse in un cofanetto di due volumi, dove ogni testo è introdotto da personalità competenti. A questa pubblicazione ha fatto seguito “Il Teatro Storico”, raccolta di tutte le opere storiche, anch’essa impreziosita da autorevoli contributi critici.

L'impegno e l’entusiasmo dei commedianti centopievesi nell’esibirsi è sempre il medesimo, sia nei piccoli teatri di provincia che in quelli prestigiosi delle città dove hanno avuto modo di presentare le proprie commedie e ancora, sia nelle borgate che nelle grandi piazze, riuscendo ogni volta ad accattivarsi le simpatie del pubblico più eterogeneo e variegato, con quel dialetto che sta a metà strada fra le province di Ferrara e Bologna, comprensibile anche nella vicina Modena.

Ler la compagnia “I Commedianti della Pieve” ormai si parla di ben trent’anni di presenza costante sul palcoscenico, trent’anni di fatiche ma anche di soddisfazioni, nella consapevolezza di aver dedicato le proprie energie alla promozione di una cultura che, al di là dei confini teatrali, trasmette sani principi da salvaguardare e valori da recuperare. E tutto all’insegna di un sano divertimento.

15, continua

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