De Chirico, successo storico con oltre 128.000 i visitatori
La mostra ai Diamanti entra nella top ten di sempre. Soddisfatto il sindaco Tagliani: «Ferrara così va in tutta Europa»
FERRARA. L’ultimo visitatore non poteva essere che Vittorio Sgarbi, arrivato dopo le 23 di domenica per uno dei suoi blitz a sorpresa. Ma già il vero e proprio assalto sul filo di lana agli ingressi di Palazzo Diamanti faceva presagire il meglio. La mostra su De Chirico è stata in effetti un vero successo: 128.187 biglietti staccati, quasi 1.200 di media per ognuno dei 107 giorni di apertura. Spunta un sorriso sotto la barba di Massimo Maisto. «Abbiamo superato le attese, a preventivo avevamo messo 80mila presenze. Vero che ci sono stati ponti e bel tempo, però gli appassionati d’arte scelgono Ferrara e non altre città, anche se la concorrenza si fa sempre più forte: la nostra capacità d’attrazione è tra le più forti in Italia», brinda con soddisfazione il vicesindaco e assessore alla cultura.
Maria Luisa Pacelli tiene a dimostrare una cosa: «I grandi numeri sono possibili nonostante la qualità della mostra, che è stata scientificamente ineccepibile», sostiene la direttrice delle Gallerie d’arte moderna e contemporanea. Il senso è: anche senza grandi nomi e un solo quadro famosissimo messo in bella vista, come ci si muove altrove, ce la si può fare. Sempre la Pacelli sottolinea che «il progetto culturale rimarrà», testimonianza ne sono i tutto esaurito di catalogo (6mila copie) e album (11.330), oltre all’ottimo seguito riscosso dalle 130 tra conferenze, incontri collaterali e progetti didattici a beneficio delle scuole (quasi 13.500 gli studenti, ferraresi e non, che hanno sfilato tra i quadri).
Insomma, Ferrara città d’arte e di cultura è un disegno che si conferma. D’altronde l’80% dei visitatori non residenti (tra cui gli emiliani sono uno su due, bene il 17% di veneti e il 7% di lombardi) è venuto qui appositamente per visitare la mostra e l’85% si dice interessato al resto dei musei estensi. Un richiamo niente affatto scontato in partenza. «Erano quadri difficili ed avevamo una certa paura – rivela ora il curatore Paolo Baldacci -; mostre su de Chirico in giro se ne fanno tre all’anno e si vedono anche cose ributtanti. La nostra invece è stata tra le più complete su questo argomento: ferraresi, dovete andarne orgogliosi».
E i costi? Un milione e 343mila euro di spese vive (di cui 900mila di contributo comunale), contro un milione e 683mila di entrate nette e 200mila euro di sponsor (uno solo di peso, Eni). I numeri quadrano quindi e c’è un “tesoretto” sfruttabile dalla prossima rassegna su Ariosto (dal 24 settembre).
«Nel 2016 – dice il sindaco Tiziano Tagliani –, Boldini va a Pechino e de Chirico prosegue verso Stoccarda, mentre ad Amsterdam si è chiusa la mostra su Antonioni: per una città come la nostra avere uno scenario europeo è eccezionale. L’amministrazione comunale ha avuto coraggio a puntare su Ferrara Arte pur in tempi difficili per l’economia e senza Carife. Ora bisogna pensare a Palazzo Diamanti, va ricalibrato con spazi più adeguati a favore della Pinacoteca e più servizi per le mostre temporanee: ne stiamo parlando con la nuova direzione della Galleria Estense».
Fabio Terminali
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