La concezione di un liberalismo puro
Il ricordo del critico Paolo Vanelli che offre spunti nuovi sull’opera bassaniana
«Il solito discorso sulla memoria e il recupero del tempo passato mi sembrano superati, limiterebbero molto la figura e l'opera di Giorgio Bassani», con queste parole è scaturito il ricordo di Paolo Vanelli, rivolto a chi ancora non dà peso alla funzione educativa dello scrittore. «È necessario recuperare l'evoluzione di Bassani - ha proseguito il critico - osservando come la storia entra ne Il romanzo di Ferrara e, soprattutto, applicare a essa l'interpretazione crociana, intesa come azione dello spirito in libertà. Di conseguenza, mettere a fuoco il momento in cui il senso di libertà non viene ambito dallo spirito stesso, in quanto gli mancano i presupposti. Nell'uomo ci sono tre mali: il conformismo, la paura e l'egoismo, ciò la cura eccessiva del proprio interesse particolare». La scrittura di Bassani li ha condannati nell'utopia di una ricostruzione della storia collettiva. «Voleva dimostrare che Shoah, Nazismo e Fascismo - ha incalzato Vanelli - corrispondono a questi tre mali. Non descrive l'Olocausto alla maniera di Primo Levi, bensì esprime come si è scesi dentro tale oscurità, sviscera ogni singola motivazione storica, psicologica e morale che l'hanno generata». Di fronte ai ragazzi, inoltre, sarà sua premura differenziare l'egoismo dall'individualismo.
«È dannoso quando diventa la cura unica ed estrema del proprio sé - ha spiegato - quando non si vede al di là del proprio orto. La concezione di Bassani era un liberalesimo puro. Siamo lontani sia dal culto totalitaristico dell'io sia da una visione social-comunitaria. La sua penna cercava un equilibrio, ovvero il sogno del Partito d'Azione, di cui fu fondatore insieme a Ragghianti, per aggiungere un riferimento politico». (mat.b.)
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