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la conferenza

La genesi e la simbologia nel Giardino dei Finzi Contini

La genesi e la simbologia nel Giardino dei Finzi Contini

Il professor Sergio Parussa ha spiegato le caratteristiche principali del romanzo bassaniano

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Dopo il saluto della dirigente Mara Salvi e di Daniele Ravenna, direttore generale del Ministero dei Beni Culturali, inizia la conferenza di Sergio Parussa, Associate Professor Wellesley College. Il professore espone al pubblico i risultati della sua ricerca, riguardante il lavoro di scrittura e rivisitazione svolto da Bassani, prima della pubblicazione de Il Giardino dei Finzi-Contini nel 1962. Probabilmente la stesura del romanzo risale al triennio tra il 1958 e il 1961, ma l'idea iniziò a sorgere già intorno al 1940; come spiegare la distanza tra i due momenti? Si tratta di un tema, quello della Shoah, all'epoca ancora difficile da trattare per l'Italia: era necessario un contesto storico diverso, aspettare che passasse la Resistenza per pubblicare il primo romanzo sulla questione ebraica. Nel frattempo l'autore ferrarese fatica a trattenere l'impulso, e compone piccoli racconti che già contengono l'idea e le tematiche alla base de Il Giardino dei Finzi-Contini, come Mia cugina del '45. La ricerca del professor Parussa si è concentrata sull'analisi di un dattiloscritto del romanzo, assumendo il prologo come esempio del lavoro di Bassani su tutto l'elaborato. Quattro sono le stesure individuate: esse riassumono il graduale processo di genesi che ha portato all'ultima redazione dell'opera. Tre le caratteristiche che le accomunano: soggettività, esattezza e storicizzazione. In queste carte si leggono l'esitazione e la difficoltà di Bassani nel raccontare da superstite la Shoah; l'autore sente la necessità di servirsi di un' auctoritas, che riconosce in Umberto Saba e se ne appunta i versi. Bassani entra in dialogo con i versi di Saba, lentamente se ne allontana; nella memoria del poeta triestino gli antenati ebrei diventano somiglianti nelle passioni e nei visi, lo scrittore ferrarese, invece, ne toglie dall'oblio i nomi, libera gli ebrei dall'idea antisemita dell'"ebreo errante".

Ilaria Ferraresi e Lea Majoli

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