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Fischi ingenerosi al “Don Giovanni”: brillante regia di Regazzo

Fischi ingenerosi al “Don Giovanni”: brillante regia di Regazzo

Grande affluenza di pubblico per il Don Giovanni di Mozart al Teatro Comunale Abbado l’altra sera (replica oggi alle 16). Titolo che ha riempito platea, palchi e loggione, sia con spettatori della...

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Grande affluenza di pubblico per il Don Giovanni di Mozart al Teatro Comunale Abbado l’altra sera (replica oggi alle 16). Titolo che ha riempito platea, palchi e loggione, sia con spettatori della nostra provincia, che con melomani provenienti da altre città e regioni. Due fatti di cronaca prima di valutare lo spettacolo: il primo è successo a metà del secondo atto quando Donna Anna (il soprano Valentina Varriale) dopo la sua grande aria Non mi dir bell’idol mio appioppa un ceffone vigoroso al busto di Don Giovanni posto su una colonnina della scala di scena: la testa vola via, rotola sulla ribalta e cade rumorosamente nella buca d’orchestra, sfiorando la spalla di una violista che ha sussultato dalla paura. Il secondo fatto riguarda i “buuuh!” molto insistenti di alcuni loggionisti all’apparire del regista Lorenzo Regazzo per la consueta passerella di ringraziamento. Una contestazione talmente rumorosa, anche se isolata, mai udita nel nostro Teatro Comunale. Del tutto ingenerosa, perché la regia non è stata infame anzi, ha divertito in quanto ha saputo trasformare il “dramma giocoso” di Mozart e Da Ponte in un “dramma gioioso” afferenti i modi scenici di un Rossini da opera buffa; il dramma lo vive, secondo il regista, solo Don Giovanni compulsivamente coinvolto a sedurre femmine per ingrossare il suo catalogo delle conquiste, che parte come un piccolo libricino ma poi cresce nel corso della rappresentazione, fino a diventare talmente grande da seppellire il libertino, che così muore schiacciato anziché sprofondare all’inferno. Ma poi riapparirà nell'ultima scena, spirito indomabile, con il suo sorriso sardonico, come a dire che la sua presenza non è, non è mai stata, fisica, ma metafisica. Poi Regazzo fa spesso apparire in mano anche a Zerlina, Donna Anna, Don Ottavio e Leporello, il loro personale piccolo catalogo, come a dire che l’infedeltà, anzi il desiderio del libertinaggio, non è forza immanente del solo Don Giovanni, ma anche di chi lo critica, lo disprezza e lo uccide. Bellissimi i costumi d’epoca e funzionali le scene di Eugenio Monti Colla, perfette le luci di Roberto Gritti.

Sul podio dell’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta tornava Francesco Ommassini, il cui lavoro apprezzabile ha fatto dimenticare la deludente conduzione della recente Italiana in Algeri. Ruolo principale affidato a Luca Dall’Amico, baritono bravo, già apprezzato a Ferrara in un Trovatore andato in scena nel 2011. Leporello era invece un debutto a Ferrara per il baritono Lorenzo Grante: ottima la sua prestazione. La migliore Valentina Varriale, brava la giovanissima Gioia Crepaldi (vincitrice l’anno scorso del concorso Città di Ferrara) in Donna Elvira e anche Letizia Quinn in Zerlina (voce piccola ma intonata e dal legato perfetto). Completavano il cast Davide Giusti (Don Ottavio), Federico Benetti (Commendatore) e Roberto Maietta (Masetto); il Coro Iris Ensemble era diretto da Marina Malavasi.

Athos Tromboni

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