“Voyager” è a Ferrara per raccontare in tv le sue tante eccellenze
Giacobbo nella nostra città va in cerca di fenomeni e misteri «Qui vengo sempre con piacere: apprezzo la gente e il luogo»
Capitava spesso di incrociare Roberto Giacobbo nel silenzio di via Paradiso, assorto nei suoi pensieri, mentre entrava nel Dipartimento di studi umanistici. Pensieri e idee che prendono corpo nelle puntate di Voyager - Ai confini della conoscenza, una delle trasmissioni più note del palinsesto Rai Due. Domenica e lunedì la troupe del programma televisivo sarà a indagare sui misteri insoluti della nostra città, addentrandosi negli anfratti dell’archeologia sui quali le scienze odierne non sanno far luce. Ferrara di ombre ne ha conservate molte, senza tralasciare avvistamenti ufo sulle rive padane, fenomeni paranormali e forme di misticismo locale. «Come sarebbe il mondo, se il Rinascimento non avesse rivoluzionato l’idea del bello e della scienza?», è una delle domande che si pone lo stesso Giacobbo e che porrà ai telespettatori il prossimo maggio. E forse qui ha trovato una risposta...
“Italia straordinaria”, in che senso? «La nuova serie di Voyager non entrerà solo nel cuore delle grandi città, come Milano o Venezia. L’obiettivo è mettere in risalto la valenza dei contenuti di un luogo e la loro densità».
In questi giorni dove siete a girare? «Arriviamo da un tour nell’Italia del Nord, che vuole raccontarne tre eccellenze, in ordine: Genova, Cremona e Ferrara. Oggi siamo sul mare».
Ci può dare qualche anticipazione? «Una sola, per non svelare troppo della puntata: andremo a Palazzo dei Diamanti e poi racconteremo una parte dell’Università a cui teniamo molto. Faremo qualche domanda a Livio Zerbini, il quale ci ha aiutato ad orientarci».
Ogni volta è una buona occasione per riscoprire la città: «E ogni volta con piacere. Ho insegnato per anni all’Università e seguo ancora alcuni master; perciò ho avuto l’opportunità di apprezzare le bellezze della gente a quelle del posto».
Quando sente “Ferrara”, cosa le viene in mente? «La qualità della sua storia e non mi riferisco ad un fatto in particolare. Cerco di considerarla nella sua interezza - conclude -, perché mi sembrerebbe di fare un torto al resto del suo passato».
Matteo Bianchi
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