La grandissima Piccolo racconta a teatro il mondo del lavoro
Intervista all’attrice di scena mercoledì a Copparo «Serve più dialogo: ormai i dibattiti sono ritenuti inutili»
Ottavia Piccolo arriva a Copparo con “7 minuti”, spettacolo che parla di lavoro, donne, diritti, precariato e futuro. Il testo è di Stefano Massini, la regia la firma Alessandro Gassman. La piéce sarà in scena mercoledì alle 21 al Teatro De Micheli ma nell'attesa, non potevamo non intervistare la grande attrice...
Mondo del lavoro e precariato raccontati in uno spettacolo tutto al femminile... Che cos’è “7 minuti”?
«Non è una cronaca - dice -; la storia che raccontiamo si ispira a fatti realmente accaduti in Francia ma potrebbero essere avvenuti, o avvenire, ovunque. Parliamo di lavoro e lo facciamo senza demagogia, non ci sono buoni e cattivi; c’è semplicemente un gruppo di persone che deve affrontare una situazione».
In scena lei è Bianca, ci parla del suo personaggio?
«Bianca è l’operaia più anziana del gruppo ed è la portavoce del consiglio di fabbrica. Raccontiamo una storia emblematica. Bianca non ha preclusioni, non ha pregiudizi e vuole che le sue compagne e colleghe parlino e discutano tra loro. Lo spettacolo è in un certo senso legato a ciò che per la mia generazione era importante. In questo lavoro emerge l’importanza del confronto, del dibattito. Spesso e sempre più frequentemente le discussioni e i ragionamenti vengono considerati come cose inutili, per Bianca invece sono aspetti importanti; lei vuole il confronto ed il dialogo».
Perché il pubblico ha bisogno di spettacoli che parlano di fatti reali, quotidiani?
«Il teatro è uno dei luoghi dove si approfondiscono degli argomenti, un luogo in cui si può condividere un pensiero. A teatro si fanno delle domande ma non si danno risposte e la sua funzione, la sua forza è proprio questa: la riflessione».
Nell’87 vinse il Ciak d'Oro come miglior attrice non protagonista per La Famiglia di Ettore Scola e lavorò accanto a Vittorio Gassman; a distanza di anni il figlio Alessandro, la dirige a teatro: come si è trovata con l’uno e con l’altro? E cosa ricorda di Scola?
«Il film è stata una bellissima avventura e io ero una delle tante pedine di un gioco meraviglioso, fatto di attori straordinari; un’esperienza fantastica. Quando si lavora nel cinema ci si incrocia tra un set e l’altro ma non è come a teatro, dove si vive insieme per un lungo periodo. Come compagno di lavoro Vittorio era straordinario, dolcissimo, gentile e ovviamente bravissimo... ma questo è scontato. Con Ettore avrei continuato a lavorare volentieri, purtroppo non ci sono state altre occasioni. Eravamo in confidenza e sono rimasta molto colpita dalla sua morte, è stato molto triste».
Samuele Govoni
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