La Nuova Ferrara

“Laika”, se a salvarci sono gli ultimi... Celestini ci fa sperare

di FABIO ZIOSI
“Laika”, se a salvarci sono gli ultimi... Celestini ci fa sperare

FABIO ZIOSI. Ascanio Celestini vuole raccontare storie. E con il suo ultimo lavoro, “Laika”, andato in scena l’altra sera al Teatro Comunale Abbado (oggi ultima replica), il bravo attore si fa da...

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FABIO ZIOSI. Ascanio Celestini vuole raccontare storie. E con il suo ultimo lavoro, “Laika”, andato in scena l’altra sera al Teatro Comunale Abbado (oggi ultima replica), il bravo attore si fa da parte per lasciare parlare gli altri. Questi “altri” sono quelli che generalmente non hanno diritto di parola, tanto meno quello di raccontare la propria storia. Celestini sembra essere arrivato - come un cantastorie - su una piazza, aver smontato dalla macchina la semplice scenografia, una tenda rossa che nasconde alcune cassette, illuminata da sei lampade. Accanto a lui un fisarmonicista che “risponde” alle sue domande. La piazza ha niente di bello perché è lo squallido parcheggio della periferia di una grande città. Anche le storie non hanno personaggi eroici, sono un barbone “negro”, una prostituta, una vecchia “impicciata” malata di Alzheimer. E lui, che racconta, è un povero Cristo per giunta cieco, che ha bisogno di Pietro (Gianluca Casadei alla fisarmonica) per avere conferma di quello che succede.

Le storie si dipanano tra ironia e sarcasmo, dolcezze e asperità di una vita ai limiti. Il Dio che presenta Celestini - onnipresente in tutte le storie - è tutt’altro che buono: così lo scienziato Stephen Hawking, che vuole dimostrare l’inesistenza di Dio, viene punito e relegato su una sedia a rotelle e a Steve Jobs che lo aiuta, fornendogli un super computer per comunicare col mondo, gli fa venire il cancro. Perché - dice Celestini - Dio e grande e potente ma anche un po’ incazzereccio.

In principio c’è Dio, ma poi c’è anche tutto il resto: il barbone, la vecchia, la prostituta, i facchini “negri” che con una mano lavorano e l’altra sostengono il cielo. La sua ironia corrosiva attira le risate, coinvolge e non cerca facili consensi. Le sue storie vanno capite e per farlo l’unico modo è quello di essere pronti ad ascoltare, senza schemi o preconcetti. Le vite dei protagonisti si intrecciano e un Celestini-povero Cristo non risparmia neanche se stesso mostrandosi con il vizio della bottiglia; ma per carità niente vino, ad “oliare” la capacità di raccontare è una improbabile Sambuca. Questo popolo “minimo” alla fine riesce anche a reagire a trovare una dignità. Quando la polizia carica i facchini («quelli che si sono salvati e non sono finiti in fondo al mare») in sciopero perché costretti a far una vita da schiavi, sono la vecchia, la prostituta e il barbone a intervenire in loro difesa: «ha visto signora? È venuta la vecchia impicciata ed è andata contro le guardie». Forse c’è una speranza... Applausi convinti del pubblico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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