I miei 40 anni di esercente inseguendo nuovi sogni
Il protagonista del film racconta il fascino di un mestiere a contatto con gli artisti Caveduri: i cinema sono come le chiese, li devi trovare sempre aperti
di GABRIELE CAVEDURI
Sulla genesi del film, hanno già parlato Alessandro e Vitaliano. Vorrei aggiungere qualcosa sul titolo: a lavoro ormai finito un amico comune raccontò agli autori di alcuni racconti che tengo nel cassetto e loro mi chiesero di leggerli. Dopo di che decisero un ulteriore modifica: l'aggiunta di una voce off che, qua e là, riflette sul mestiere (strano) di esercente cinematografico. Decisero anche di dare al loro lavoro il titolo scelto per i racconti: “Inseguendo il cinema che spacca i cuori”. All'inizio si sarebbero dovuti chiamare “Ogni film racconta una storia”. Poichè la storia raccontata non era solo quella passata sullo schermo attraverso un film ma soprattutto quella dello/degli spettatori entrati quel giorno al cinema per vederla. Poi, mi era tornata in mente una sorta di parabola raccontata da Carlo Mazzacurati e allora avevo cambiato. Quella che segue è una sorta di premessa ai racconti, e la riporto per dare a Cesare (in questo caso Mazzacurati) quel che è di Cesare ma anche perché credo racchiuda il senso e lo spirito di un film che, spero, potrete vedere presto.
Anche se i tempi, le date ed i ricordi sono spesso scanditi dai film in proiezione questi racconti, queste storie “iniziano e si fermano un attimo prima dello schermo, qualche volta negli atrii o nei corridoi, qualche altra tra le poltrone o si sciolgono negli intervalli, tra le luci ora accese ora spente”. Storie alle quali partecipano anche personaggi famosi e conosciuti (Wim Wenders, Nanni Moretti) ma più spesso anonimi spettatori, gente comune che, come spesso accade quando la guardi più a fondo, scopri essere in qualche modo eccezionale. In questi racconti ci sono riflessioni, curiosità e ricordi di chi, più per scelta che per mestiere, ha vissuto più di quarant'anni in un cinema, li ha visti splendere e decadere, chiudere e riaprire (“I cinema dovrebbero essere come chiese, magari per giorni e giorni non ci va dentro nessuno, ma se qualcuno sente il bisogno di pregare li deve trovare aperti”), ne ha seguito i cambiamenti, che non sono stati solo ambientali o strutturali: la modifica degli edifici, dei luoghi, dei tempi (dei templi?), del modo di fruire e consumare i film ha finito anche per riflettersi anche sulle persone, sui loro caratteri, abitudini… ("anche l'industria cinematografica si adegua ai tempi del mercato globale: il film va sfruttato ancor più intensamente, nel più breve periodo possibile, nei luoghi dove grandi masse orbitano e si ritrovano"). I racconti cominciano propri lì, all'inaugurazione di un mutliplex, inseguendo un cinema sempre più difficile da trovare, “un cinema che spacca i cuori”, piccola parabola che sentii raccontare con altri intenti, anni fa dal regista Carlo Mazzacurati e che ho voluto ricalcare ed usare come prologo e primo racconto personalizzandola e adattandola ai miei tempi, ai nostri tempi. E, se la ricerca del cinema che spacca i cuori diventa un po' la costante, l'essenza necessaria al proseguimento del viaggio tutte le altre storie vivono poi di luce propria. Certo, qualche vo. lta “prendono una loro strada e volano via, fuori, nel mondo vero” ma è solo per un attimo. Perché è là, nel buio di un cinema, dove sono nate, che tendono a ritornare; perché il buio del cinema «è diverso da quello di una stanza, che è spesso freddo e mette tristezza, differente da quello di una strada non illuminata che fa paura o da quello di una notte in riva al mare, che ti fa sentire terribilmente piccolo e solo. No, il buio di un cinema è distinto da tutto ciò: ha l'odore caldo di tendaggi e velluti, ha il profumo dei sogni che si son consumati lì dentro negli anni, è un buio che si fa complice, che ha il sapore del proibito, che riscalda, che protegge, che nasconde…».
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