La Nuova Ferrara

Il cinema che spacca i cuori Un altro omaggio a Ferrara

di GIAN PIETRO ZERBINI
Il cinema che spacca i cuori Un altro omaggio a Ferrara

Terminata la realizzazione del lungometraggio di Vitaliano Teti e Alessandro Raimondi Un’opera con interprete Gabriele Caveduri che fa rivivere tanti anni di proiezioni in città

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di GIAN PIETRO ZERBINI

Si chiama “Inseguendo il cinema che spacca i cuori”. Un titolo forte, aperto alle emozioni e a una passione vera, travolgente, per la settima arte.

È un film documentario questa opera prima nel lungometraggio dei registi Vitaliano Teti e Alessandro Raimondi, che vede protagonista il Cinema Manzoni e quello che è stato per tanti anni prima della chiusura il titolare, Gabriele Caveduri, che qui racconta la sua quarantennale attività di esercente cinematografico. Indissolubili nella narrazione ci sono la città di Ferrara, film e registi da Oscar della città estense e tanto cinema internazionale. I ferraresi non più giovanissimi ricorderanno ancora quegli eventi cinematografici che infiammavano la città e non solo gli appassionati. Dai set cinematografici, ai registi e grandi interpreti che venivano a parlare del loro film al Manzoni, che grazie all’intuito di Caveduri e diventato per tanti anni un tempio del cinema d’essai.

Il tutto è nato da un’intervista fatta a Caveduri da alcuni studenti universitari in un corso tenuto da Vitaliano Teti e da quel racconto, il professore di Unife insieme ad Alessandro Raimondi, hanno creato un vero e proprio documentario narrativo. Si parte infatti da questa grande passione di Caveduri per il cinema che inizia alla Sala Estense nel lontano 1975, quando organizzava per l’Arci le rassegne d’essai, per proseguire con la gestione della sua sala: “il Cinema Manzoni” e per concludersi, con l’avvento del cinema digitale, nella multisala di Darsena City, dove il protagonista svolge il ruolo di direttore.

«Nati nel buio della sala – raccontano gli autori - accompagnati dal rumore della pellicola che gira nel proiettore, ci sono amori, passioni, sogni, desideri: i co-protagonisti delle vicende narrate. La città di Ferrara, magnificamente cinematografica, non è solo location di questo “biopic” ma essa stessa si mostra nel suo passato e presente, restando sorpresi di vedere cose che ormai non esistono più e di altre oggi profondamente cambiate. Questo è un film nel corpo del documentario, cinema del reale con l’anima del cinema di finzione. La verità è che il nostro film è una narrazione intensa che usa con consapevolezza tutti i codici messi a disposizione dal linguaggio cinematografico: dalla sceneggiatura alla messa in scena fino al montaggio virtuale, passando da analogico a digitale. La musica è un altro degli elementi trainanti, per cui possiamo dire che “il biopic”, la biografia filmata è il genere più accostabile a questa nostra prima prova nel lungometraggio».

Al fianco di Caveduri, interprete demiurgo di questo racconto, ci sono grandi partners che lo aiutano nel ruolo di io narrante. Michelangelo Antonioni, Wenders, Nicole Kidman. Il prodigio è vedere un cast immaginario ma al tempo stesso reale. Una magia che solo questa forma artistica sa dare. Una favola, una delle tante raccontate dal cinema, che si base su fatti realmente accaduti e documentati. L’esercente cinematografico ferrarese diventa così, nello svolgersi dell’intreccio, un personaggio universale.

Un personaggio in cui si potranno riconosce. re tutti quei gestori di sale che hanno dedicato la propria vita al cinema d’essai, al cinema d’autore, a quel cinema che – appunto – spacca i cuori. È anche soprattutto un grande omaggio al cinema italiano e internazionale con l’anima dei grandi registi ferraresi Antonioni, Vancini e di film come il “Giardino dei Finzi Contini” di De Sica, premio Oscar ispirato all’opera di Bassani. Oltre ad un affresco di una Ferrara che in alcuni aspetti non c’è più, non solo orfano delle monosale, ma anche da tanti punti architettonici che dopo trent’anni sono scomparsi: dal doppio ingresso di Porta Paola, al distributore di benzina in piazzale San Giovanni.

«Possiamo ritrovare un po’ di noi stessi – dicono i registi - guardando quell’ingresso abbandonato in via Mortara dove c’era il cinema Manzoni. Quella sala dove tante volte siamo entrati per sognare insieme ai personaggi sullo schermo. Infine, “Inseguendo il cinema che spacca i cuori” vuole essere anche un omaggio al 120° anniversario della nascita del cinema. Ci piace pensare la proiezione di Ferrara come lontana parente di quella di Parigi del lontano 28 dicembre 1895 con cui i Lumière iniziarono questo lungo e bellissimo viaggio cinematografico».

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