Barioni: quella lezione della Callas sulla perfezione
Metti una sera a cena al Café des Amis con ospite il tenore Daniele Barioni. Complice l'amico Massimo Masotti con la consorte Maura e una platea di amanti della lirica, ecco prendere forma una...
Metti una sera a cena al Café des Amis con ospite il tenore Daniele Barioni. Complice l'amico Massimo Masotti con la consorte Maura e una platea di amanti della lirica, ecco prendere forma una conviviale fatta di ricordi e aneddoti di chi ha vissuto la storia della musica in prima persona.
Di origini copparesi, già ottuagenario, Barioni affronta la serata con grande solarità.
Partito da Copparo nel 1948 é arrivato fino al Metropolitan di New York. «Cantando le serenate per le ragazze nel mese di maggio arrivai a Milano. Fatalità, dove abitavo c'era un maestro di canto: convinto di essere un baritono mi scoprii tenore. Ero molto inesperto, cantavo a orecchio e non musicalmente. Gli chiesi se potevo cantare alla Scala e lui mi rispose di studiare. È così feci per cinque anni». Barioni è un fiume. «Andavo a portare le guide telefoniche in galleria a Milano. Un giorno uscii e vidi delle persone che parlavano di lirica. Mi intrufolai e sentii che facevano serate al teatro Nuovo. Chiesi chi era il direttore e scoprii essere Mario Colombo. Andai da lui, mi presentai e gli dissi che volevo partecipare alla sua opera, ma i posti erano già assegnati. Incuriosito mi disse di presentarmi al conservatorio Verdi l'indomani con brani della Cavalleria Rusticana e Pagliacci. Cantai a orecchio, mi scritturò. Al Nuovo, c'era anche mia madre da Copparo, feci un successo inaspettato. “Un Turiddu rivelazione”, scrissero i giornali. Quella sera in sala c'era il direttore del Metropolitan a cercare delle voci nuove e mi scritturò per cantare la Boheme». E incominciò il viaggio fino a Hollywood. «Tornato in Italia cantai all'Arena di Verona, alla Scala con la Cavalleria e Madame Butterfly e in tutti i più grandi teatri d'Italia. Il ricordo più bello? Quando cantai con Maria Callas la Traviata al Metropolitan. Erano anni che lei non cantava e quella sera era molto eccitata: andai nel suo camerino a provare i duetti. Le chiesi il perché e lei mi rispose: “Vede giovanotto, quando lei sarà arrivata dove sono arrivata io e non dovrà mai sbagliare, se ne accorgerà, bisogna sempre essere perfetti”. Era grande donna».Universalmente riconosciuto tra i più grandi tenori del mondo è stato un protagonista assoluto in quella che è considerata l'epoca d'oro della Lirica nel'900.
Federica Achilli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
