Cinque secoli fa moriva il geniale architetto Rossetti
A lui si devono le principali costruzioni in città per il casato degli Estensi Quella volta che scrisse al duca Ercole I d’Este per ricevere i compensi pattuiti
Con la morte di Alberto marchese d’Este, nel 1393, se ne andava anche un secolo disastrato da peste, politica e carestie. In effetti Ferrara, negli anni dal1629 al 1632, fu spesso attaccata dal flagello della pestilenza ma questo pure negli anni precedenti. All’orizzonte italiano si palesavano giganti dell’arte come Giotto, Dante e Petrarca, che aprivano il periodo del Rinascimento e, per Ferrara, sarebbero arrivati così, due secoli d’oro, nei quali, si sarebbero alternati artisti del calibro del Tura, del Cossa, De’ Roberti, Luzzaschi, Frescobaldi, Boiardo, Ariosto e, la grandiosa opera del Biagio Rossetti.
L’idea innovativa del Rossetti consistette nel fatto di costruire una città nuova, moderna, accanto a quella medievale, per ritracciarne la pianta e le fortificazioni. Le sue opere propongono, ciascuna, soluzioni diverse. Per analizzare appunto le sue “soluzioni”, potremmmo partire dalla costruzione della sua casa che, seppur di dimensioni modeste, rappresenta la nuova tendenza urbanistica della fine del Quattrocento. Eretta in via Rossetti - la via arriva in via XX Settembre, partendo dalla destra di via Coperta - era detta in tempi antichi via della “bella donna” e, per omaggiare l’illustre architetto, gli venne dedicata la via, ancora oggi esistente. Al civico 125, con belle finestre e bellissimi cotti, che spiccano in una struttura a mattoni di stile gotico - lombardo, si trova la sua “casa”.
Mutando quindi la struttura dell’ambiente civile, va ridefinendosi la nuova città. Biagio Rossetti (1447-1516), del quale è stato scritto molto, divenne architetto di casa d’Este nel 1475 e iniziò ad operare con l’ampliamento del Palazzo Schifanoia. Come ingegnere ducale lavorò a diverse chiese, come ad esempio San Giorgio, San Nicolò e Santa Maria in Vado, che ripristinò dai danni del terremoto. Fu attivo nelle costruzioni dei Palazzi San Francesco e Ghiara, nel disegno dell’Addizione Erculea, nel Palazzo dei Diamanti, nel Giulio d’Este, nel Turchi di Bagno ed altri, come il Roverella.
Fu Pietro Benvenuto dagli Orti, architetto, a chiamarlo a lavorare al rifacimento della delizia di Schifanoia; questo, come riportato nei documenti del 1467, quando probabilmente Rossetti aveva vent’anni. Dopo dieci anni gli morì il padre Andrea, il quale abitava nella contrada di Santa Maria in Vado. Giovane sì, ma già in grado di assumere lavori di grande responsabilità, come il Palazzo Schifanoia e Palazzo Calcagnini. È il 1481 ed in una sua lettera supplica il duca, per ricevere il pagamento pattuito “...Humilmente supplica il fedelissimo servitor Biasio Roseto muradore che cun sit ch’el se trovasse creditore de lire doxento sptanta octo, soldi dexesete ed denaro octo... per la fabrica de la casa de M. Teophilo et de Schivanoia...”.
Nel 1475, fu nominato ufficiale ducale o ingegnere della munizione delle cariche, potendo così esercitare anche il suo controllo sulle costruzioni militari, nonché giudice degli argini, avendo costruito la chiavica di Bondeno nel 1500. Secondo il libro della compagnia della morte, Rossetti morì il 16 settembre 1516. La sua attività è documentata sino a 6 anni prima della morte.
Nel 1495 Rossetti inizia la costruzione dello straordinario edificio denominato, Ludovico il Moro, sito in via XX Settembre; complesso nel quale lo stesso Ludovico Sforza, detto il Moro, si trattenne usufruendo della protezione dello suocero, Ercole I d’Este, del quale aveva sposato la figlia Beatrice. Gli effetti scenografici e architettonici delle opere di Rossetti, molto apprezzati da Ercole I d’Este, sono riscontrabili anche nella Delizia di Belriguardo, nella quale il Rossetti, subentrato al predecessore Pietro Benvenuti, terminò l’iniziativa voluta da Nicolò III nel 1435. La chiesa di Santa Maria della Consolazione che, per molti versi, è simile a quella ben più imponente, la monumentale Certosa, fu lazzaretto all’epoca della peste e, venne eretta nel 1501, su volere del duca d’Este, Ercole I. Nel 1499, Rossetti aveva ultimato la crociera dell’abside del Duomo e, per questo motivo, entrò definitivamente a far parte, per chiara fama, degli artisti che, erano “protetti” dal Casato degli Estensi, lasciando ai posteri costruzioni sacre, civili e militari. Tra i palazzi, va ricordato il Roverella in corso della Giovecca, che sorse su disegno del Rossetti prima della fine del 1509; egli ne curò non solo l’edificio, come stabile, ma anche i fregi delle finestre con teste leonine e muliebri di marmo bianco; queste ultime donarono al palazzo quello splendore che, ancora oggi, possiamo ammirare, soprattutto per chi forestiero arriva in città e si trova davanti alla visione frontale. Il favoloso luogo, con giardino interno è sede del Circolo Negozianti dal 1861. E solo nel 1935 è stata aperta via Boldini.
Nel 1505, con la morte di Ercole I, Rossetti lascia l’incarico di architetto ducale per entrare al servizio del cardinale Ippolito d’Este, non del duca Alfonso e, da quel momento, si occupò solo della costruzione di palazzi e, non più dell’Addizione Erculea. La famiglia Roverella, originaria della località omonima, situata tra Lendinara e Rovigo, ebbe nel cardinale Bartolomeo, uomo di cultura e mecenate, un valente esponente che, nel 1474, fece iniziare la “cossa magnificentissima”; un palazzo il cui progetto fu del Rossetti e, questo, nella piazza centrale di Rovigo. Lo stesso Rossetti, nato a Ferrara e deceduto nella stessa città appunto il 16 settembre 1516, in vita desiderò di essere seppellito, quando fosse giunto il momento, nella Chiesa di Sant’Andrea, oggi atterrata (notizie sul Barotti).
Mirella Golinelli
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