La Nuova Ferrara

Molto radical e poco chic L’Ariosto oggi al chiostro

Molto radical e poco chic L’Ariosto oggi al chiostro

Il grande poeta “rivive” a Ferrara e parlerà di gender, immigrazione e precariato Un nuovo progetto dall’idea di due giovani e dall’esperienza della Quarzi

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In città c’è chi sta lavorando “Per conto di Ariosto”, e in tutti i sensi. Questo il titolo del progetto di comunicazione che l’Istituto di Storia Contemporanea ha sviluppato insieme al Comune di Ferrara, grazie a un’idea di Matteo Bianchi e Irene Lodi, e al sostegno di Anna Quarzi. Tanto che il progetto ha ricevuto il patrocinio del Comitato nazionale del Mibact per le celebrazioni del V centenario. La prima mossa dei due ragazzi, è stata trascinare nel contemporaneo le ottave dell’Orlando Furioso a 500 anni dalla sua pubblicazione, azzerandone la distanza con il presente tramite contenuti ancora attuali. La prossima sarà dare corpo al poeta cortigiano e al suo testo proprio sotto gli occhi dei ferraresi. Oggi, al Chiostro di San Paolo, alle 17 lo staff ariostesco sarà ospite della Pasqua del Puedes, dove dimostrerà vis a vis che per molte dinamiche l’aria della Corte Estense non era tanto diversa da quella odierna. Anche se si tratterà solo di un’anteprima, siccome attraverso un crescendo di cinque appuntamenti, il format prenderà consistenza il mese prossimo, a ridosso della data ufficiale della ricorrenza, il 22 aprile 1516. Nel pomeriggio, grazie alla recitazione di Alessandro Tagliati nei panni del Furioso, e all’interpretazione di Matteo Pedrini, un Ariosto molto radical e poco chic, si parlerà di gender, immigrazione e precariato. Reduce dall’ultima edizione del Made in Fe, sul palco della Sala Estense il cantastorie ha ricordato le ragioni per cui “Ferrara 500 anni fa era New York”, confermando lo slogan dell’Alieno Amaducci. La disposizione illuminata dello spazio urbano, e quindi del pensiero, resero la città un punto di riferimento per rinascere dal buio medievale con l’Addizione Erculea.

La grafica del progetto, a tratti hipster, è opera di Silvia Franzoni ed è ispirata al ritratto di Tiziano del 1515, conservato nel Museum of Art di Indianapolis. La somiglianza con Matteo Pedrini è tanto sorprendente quanto fortunata. Sedicente cantautore e pseudo blogger, Pedrini scrive canzoni dal 2000, le canta dal 2001 e straparla sul proprio blog dal 2007. Ha spaziato dalle collaborazioni in radio come speaker al giornalismo sportivo per varie testate locali, sino ad approdare al teatro d'assalto, nel varietà del Made in Fe con Andrea Poltronieri e al fianco dell'amico comico Paolo Franceschini. Il nuovo singolo Quando piange il giullare (2015), il cui videoclip è firmato da Seenfilm, è uscito a ridosso della sua ultima sfida, ossia immedesimarsi in un Ariosto fuori dagli schemi ed estraneo ai compromessi editoriali. Ha all'attivo due album (Uomo in fuga, 2006 e Bigo, 2013) e la vittoria del concorso Mtv Ultrasounds con il brano Va tutto bene (2008), che si è imposto su oltre 5mila partecipanti. Nel 2010 ha preso parte, con la canzone Aldro vive, alla colonna sonora del film-documentario sul dramma di Federico Aldrovandi È stato morto un ragazzo, di Filippo Vendemmiati. È autore del libro Appunti sparsi di un cantastorie (Minerva Edizioni, 2012).

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