Guercino, l’artista italiano amato all’estero
Il produttivo pittore vissuto per tanti anni a Cento realizzò opere addirittura per il re d’Inghilterra e la regina di Francia
Diventato una stella, il centese Giovanni Francesco Barbieri, meglio noto come il Guercino, era stimato ed onorato anche a Bologna. Egli dipinse tanto, al punto che ben in pochi riuscirono ad eguagliarlo.
A Cento teneva una “bottega” con numerosi allievi ed aveva avuto, dal conte Ettorre Ghisiglieri, l’incarico di dirigere, nel suo palazzo, l’Accademia del Nudo, pensata su modello carracciano, affiancandosi a Michel Desubleo, Francesco Albani ed Alessandro Tiarini. La sua prestigiosa Accademia, incuriosì molti tra i più rinomati pittori dell’epoca. Il conte sei anni dopo, entrato a far parte dei religiosi della Congregazione dell’Oratorio, sciolse l’Accademia.
Guercino stesso affermava d’essere autodidatta ed, a scoprire la talentuosa “mano” fu, nel 1613, il canonico Antonio Mirandola. Fu proprio quest’ultimo a commissionargli la preparazione d’un fascicolo, per dilettanti pittori, con immagini anatomiche; disegni che porterà poi a Venezia.
Il Guercino lavora anche presso il Duca di Mantova nel 1620, anno in cui viene nominato Cavaliere dal Cardinale Serra, perché l’anno precendente erano entrambi a Ferrara. Divide poi, in strada Paolina a Roma, l’abitazione con il Cagnacci, ma i suoi frequenti viaggi lo vedono anche nelle città di Piacenza e Modena.
È del 1629 la visita del sivigliano Diego Velazquez nella sua officina e, all’evento, furono presenti anche Ercole e Bartolomeo Gennari oltre a suo fratello Paolo Antonio, il quale iniziò a trascrivere le vendite ed i guadagni che, sostanziosamente, venivano incassati.
Il tariffario segnalava 100 ducatoni per una figura intera, 50 ducatoni per mezza figura, 25 ducatoni per la sola testa. Questi prezzi erano di base, perché se il committente era particolarmente danaroso, gli veniva applicata una maggiorazione “a vista”.
Nel 1642 il Guercino decide di trasferirsi a Bologna, lasciando l’amata Cento per essere ospitato nella casa del conte Filippo Aldrovandi. Per la somma di 4.250 scudi acquistò una casa tutta sua, poco tempo dopo. Da questo momento in poi la sua permanenza nel capoluogo fu dovuta al fatto che, nel 1642, Guido Reni, aveva reso vacante l’incarico di “primo pittore”.
Il Barbieri, discretamente alto e di carnagione bianca, con temperamento focoso il quale gli rosseggiava le guance, nacque in provincia di Ferrara, precismente a San Biagio d’Argenta, l’8 febbraio del 1591.
L’appellativo “Guercino” gli venne affibbiato per lo strabismo che seguì ad un urlo, quando ancora era nella culla.
Questa caratteristica non gli precluse il tratto rapidissimo del suo pennello però, poiché produsse 106 grandi pale d’altare e 144 dipinti a vario carattere. Fu anche caricaturista e le sue opere sono tuttora esposte nelle maggiori gallerie del mondo, oltre a mostre di successo allestite ogni anno.
Il principe Leopoldo de’ Medici volle il ritratto dell’eccellente Barbieri da inserire nella sua collezione fiorentina. Nella galleria degli Uffizi - Tribuna, oltre al ritratto, vi sono altri due quadri del Guercino: La Sibilla Samia e l’Endimione, acquistato dal granduca Pietro Leopoldo nel 1785, per la cifra di 200 zecchini.
Cristina di Svezia, invece, nel 1655 fece visita al Guercino, nella bottega bolognese, e proprio nella città emiliana l’artista si spense il 22 dicembre del 1666, per una pleurite contratta cinque anni prima. Il Guercino fu sepolto nella chiesa di San Salvatore.
Il 2 novembre del 1786 Goethe, in visita in Italia, ammirò la Santa Petronilla realizzata dal centese, allora esposta al Quirinale e, l’emozione che provò alla vista, lo condusse a Cento. Percorso che, dal 1982, seguì anche Denis Mahon, divenuto cittadino onorario di Cento, per aver ridato vita, attraverso la sua monumentale opera, ai capolavori del maestro che, fino agli anni Sessanta, erano stati dimenticati.
Il Guercino è stato uno fra gli artisti italiani più richiesti all’Estero. Le sue opere d’arte fecero parte anche delle collezioni del re inglese Carlo I e della regina di Francia, Maria de’ Medici.
Mirella Golinelli
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