Siamo tutti in pericolo Alla Pandurera l’essenza di Pasolini
Sabato a Cento lo spettacolo firmato dal regista Salvo Il protagonista Fogacci: preso in prestito il suo pensiero
Dopo il successo delle repliche romane, Teatro Vascello, Teatro Fahrenheit 451 e la Fabbrica dell'Attore propongono, sabato 2 aprile dalle 21 all'Auditorium Pandurera di Cento, nella sezione prosa, lo spettacolo del giovane regista Daniele Salvo Siamo tutti in pericolo nato da Lettere Luterane ovvero gli ultimi articoli che Pier Paolo Pasolini scrisse per Il Mondo ed Il Corriere della Sera e dall'ultima intervista pubblicata sull'inserto Tuttolibri de La Stampa, realizzata da Furio Colombo tra le 16 e le 18 del primo novembre 1975, poche ore prima dell'assassinio di Pasolini.
«Quest'uomo è il simbolo di una realtà oggi scomparsa - spiega Salvo - fatta di desideri puri ed impuri, d'ingordigia d'amore, di purezza e di sorrisi non ancora toccati dal cinismo del mondo moderno».
Salvo porta sulla scena l'essenza di Pasolini poeta ed intellettuale disincantato nelle sembianze di uno strepitoso Gianluigi Fogacci intervistato dall'incisivo Raffaele Latagliata nei panni di Furio Colombo.
Lo spettacolo apre con l'immagine di Pasolini che legge poesie tratte da Le ceneri di Gramsci, Fogacci alla scrivania davanti alla sua Olivetti e un uomo nudo (Michele Costabile) ad incarnare la giovinezza di Ninetto D'Avoli. Chiediamo a Fogacci come si è trovato ad interpretare Pasolini:
«Senza pretendere una somiglianza fisica o nella personalità, in accordo con la drammaturgia di Salvo si è preso in prestito il pensiero di Pasolini, il suo modo di guardare la realtà come giornalista, sociologo e polemista - spiega l'attore - con una capacità di sintesi immediata, una vena profetica nel riconoscere oggi i rischi che avrebbero fatto parte del domani, Pasolini era un uomo che scriveva e parlava allo stesso modo esponendosi sia nella vita pubblica che in quella privata».
Come si è preparato? «Guardando cinegiornali, leggendo articoli da Lettere Luterane, consultando le corrispondenze che Pasolini aveva instaurato con un gruppo di studenti dalle idee politiche opposte, verificando recensioni».
Che messaggio lascia il Pasolini di Salvo? «È necessario capire della cultura contemporanea rischi e vantaggi nella previsione della fine delle ideologie».
Ma se “siamo tutti in pericolo” cosa dobbiamo fare per salvarci? «Tenere gli occhi aperti come cittadini, come genitori, farsi delle domande -termina Fogacci- ogni scelta, per piccola che sia, ha delle conseguenze inevitabili».
Angela Balboni
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