«Rosen mi fece aprire gli orizzonti»
Nell’86 nella nostra città fece la conoscenza del pittore statunitense
Ad Isabella Bordoni abbiamo anche chiesto della sua collaborazione con il teatro Ferrara Off, nel quale a dicembre c’è stata una singolare iniziativa, raccontata in questa pagina anche grazie alle foto di Marco Caselli Nirmal.
«Ecco, gli spazi e la progettualità di FerraraOff - ci spiega l’artista romagnola -, la sua ubicazione nella città ed il suo gruppo di lavoro, sono ai miei occhi un laboratorio di pensiero che può aprire a un confronto attivo e multiforme, fecondo, del quale l’arte è elemento e tessitura».
Ferrara in passato è stata per lei anche il luogo di un importante incontro artistico-professionale, vero?
«Era il 1986 ed io conobbi, per caso, James Rosen. Rosen è un pittore statunitense che era allora in residenza artistica a Ferrara. Lo conobbi in maniera fortuita, segno forse di un destino più grande della volontà e delle intenzioni. Fu grazie a lui che conobbi a mia volta Djerassi Foundation in California, e che ebbi lì nel 1987 - con la prima residenza artistica della mia vita -, anche la possibilità di guardare verso orizzonti più ampi».
«Rosen e Ferrara - continua - hanno composto tra loro una mappa di sguardi e di affetti, di cui oggi capisco alcune importanti conseguenze su di me. Rosen dipingeva la luce, ma non la luce come evidenza bensì la luce come evento, come processo in divenire. Dipingeva quindi, il tempo. Per farlo, applicava sulla tela una serie di velature, un’emulsione di olio e cera, strati leggerissimi di velatura che sovrapponevano trasparenza a trasparenza: fino a sessanta strati di velo per ottenere la luce. E sotto, sotto il velo, spesso un soggetto religioso, una pietà, una natività, un volto femminile. Le velature consegnavano al dipinto un ulteriore sistema prospettico, profondità dello sguardo e tempo. Tempo per vedere: il tempo della visione per cogliere - nella luce - la forma e la sostanza. Di fronte ai quadri di Rosen, via via che lo sguardo si aggiusta alla visione, compare ciò che sta sotto alle velatura. L’immagine esce dall’ombra ed entra nella luce o. meglio. esce da una luce per entrare nella vista, quindi si rivela ma non si svela - conclude la Bordoni - , rimane il segreto ed è quel segreto che ti avvolge e ti attrae, ti connette, ti fa compiere associazioni, mobilita la memoria su passato e futuro».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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