Maietti scrive ricordi “Perché Ferrara è troppo bella” vol. 2
Secondo libro dell’ex professore sui personaggi del ’900 «Dal dottore delle ‘signorine’ a Funi, Quilici e mio fratello»
Deve ancora uscire, eppure le sedi culturali cittadine si sono già accapparrate le prime presentazioni: martedì pomeriggio all’Ariostea, il 18 maggio all’Ibs+Libraccio. Merito del successo di Ferrara. Ieri, oggi, l’altro ieri, primo volume dell’ingegnere Paolo Maietti, i cui ricordi sui personaggi della nostra città sono talmente tanti che ha deciso di pubblicare il secondo volume, intitolato Perché Ferrara è troppo bella, sempre per Faust Edizioni.
«È iniziato tutto per gioco - ci dice Maietti -, partecipando due anni fa ad un concorso con tema la bicicletta organizzato a Casumaro. L’ho dato agli amici Andrea Maggi e Gina Nalini Montanari (autori rispettivamente della postfazione e prefazione del primo libro, ndr), i quali mi hanno fatto tantissimi complimenti. Così di getto, alla tenera età di 72 anni ho scritto il primo volume. Non mi ritengo uno scrittore, bensì un affabulatore. I miei ricordi sono frutto delle tante esperienze di vita, prima come giocatore e allenatore di volley con medaglia d’oro del Coni, poi il bridge con tanti tornei vinti in giro per l’Europa e le 1.500 persone a cui ho insegnato questo gioco. Ancora l’Università con la laurea in ingegneria e poi l’insegnamento nelle scuole, per finire con mio fratello Angelo, a sua volta professore ma soprattutto pilastro del Ludovico. Con lui ho conosciuto la Ferrara delle bische e le serate di cucina e musica che finivano in barzellette, come quella volta che gareggiò con Guccini...».
Un libro che tratta i ‘personaggi’ della Ferrara del secolo scorso: «Se nel primo volume scrissi tanto di mio fratello e Cristofori, in questo racconto del dottor Adelchi Rizzo che curava le ‘signorine’ delle case chiuse, gli anni in città di Achille Funi e Folco Quilici con cui sono ancora in contatto, il declino della produzione di anguille. Insomma, tanti ricordi fra risate, nostalgia e tanto amore per Ferrara. Ringrazio Fausto (l’editore Bassini, ndr) perché mi ha permesso di lasciare un ricordo concreto ai miei sei nipoti». (d.b.)
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