La Nuova Ferrara

la recensione

Pubblico entusiasta per un De Capitani che dà il meglio di sé

Di FABIO ZIOSI
Pubblico entusiasta per un De Capitani che dà il meglio di sé

FABIO ZIOSI. Riuscire a tenere inchiodato il pubblico per oltre tre ore e ricevere come tributo finale lunghi applausi e per il protagonista battimani ancora più intensi, non è cosa da tutti i giorni....

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FABIO ZIOSI. Riuscire a tenere inchiodato il pubblico per oltre tre ore e ricevere come tributo finale lunghi applausi e per il protagonista battimani ancora più intensi, non è cosa da tutti i giorni. L’altra sera al Teatro Comunale c’è riuscito “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller con la regia Elio De Capitani, che rivestiva anche i panni dell’agente di commercio.

Il lavoro, scritto nel 1949, è uno dei monumenti del teatro americano del Novecento capace ancora oggi di strizzare cervelli, anime e i cuori. Il dramma della famiglia Loman è tutto nell’esistenza del padre Willy e nel rapporto con il “grande sogno americano” che offre la possibilità a tutti di diventare qualcuno, di diventare ricchi, basta volerlo. Un sogno coltivato ancora oggi (vedi il percorso del presidente Obama, elevato da molti come esempio), ma anche un sogno criticato ieri - da Miller - e oggi da tanti intellettuali e gente comune, ma soprattutto dalla realtà. D’altra parte non è solamente il sogno americano a crollare, basterebbe accennare al “sogno europeo”, mai come in questi mesi messo a dura prova, per non parlare di quello delle grandi ideologie o delle religioni (oggi Papa Francesco fa sognare…).

E così il lavoro teatrale interseca i piani della realtà con quelli del sogno, del ricordo e della menzogna che diventa la vera protagonista. È necessario mentire agli altri ma soprattutto a se stessi per continuare a vivere. Willy, fallito come uomo, padre e lavoratore, vuole il successo per i figli, in particolare per Biff, il primogenito, “pompato” sin da ragazzo, ma poi costretto a fuggire dalla famiglia proprio per questa pressione costante nel volerlo far diventare un uomo di successo “per lui è facile, basta volerlo”. E in una delle scene più forti, quella dello scontro finale tra padre e figlio, Biff chiede quasi supplicando “Perché non mi lasci andare, perché non bruci tutti i tuoi sogni fasulli”. Anche nella morte ricercata dal padre per far arrivare soldi in casa grazie all'assicurazione sulla vita, riveste sia i panni dell’eroismo che quelli della menzogna. Bravo, come dicevamo, De Capitani che si cuce addosso i panni del protagonista, a volte forse esasperandolo, ma sempre con estrema tensione. Bravi anche i figli con un Biff (Angelo Di Genio) che scarnifica la sua figura sino a renderla nuda davanti a tutti. E a proposito di nudo: questa volta ci viene da sottolinearne l’inutilità in scena. Se i due figli nudi in una specie di lotta che ricorda gli atleti raffigurati nei vasi greci o in famose statue, il nudo della donna che ha una storia con Willy poteva essere risparmiato: toglierle le mutande non ha aggiunto niente al lavoro di Miller.

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