Toni Servillo torna a Ferrara e interpreta Oedipus Rex
Una delle partiture più radicali del periodo neoclassico di Stravinsky Tragedia in musica che vedrà l’Orchestra Sinfonica della Rai e il Coro Ceco
Questa sera alle 20.30, Teatro Comunale “Claudio Abbado” Ferrara Musica ospita uno degli appuntamenti più importanti di tutta la stagione: Toni Servillo, attore e regista legato a Ferrara da numerose collaborazioni e da un particolare rapporto di affetto, sarà il narratore nell’allestimento in forma di concerto della tragedia in musica di Stravinsky Oedipus Rex, che vedrà l’Orchestra Sinfonica della Rai e il Coro Filarmonico Ceco di Brno guidati dal direttore slovacco Juraj Valcuha; il cast dei solisti è formato dal tenore Brenden Gunnell (Edipo), dal mezzosoprano Sonia Ganassi (Giocasta), dal baritono Alfred Muff (Tiresia), dal basso baritono Marko Mimica (Creonte) e dal tenore Matteo Mezzaro (Pastore). Il concerto prende il via con l’esecuzione della Sinfonia classica op. 25 di Prokof ’ev, che completa il programma musicale della serata. In bilico tra ironia e magistrale sapienza creativa, quest’opera fu la risposta del compositore a quanti lo accusavano di essere troppo moderno e incapace di scrivere una Sinfonia secondo le regole storiche. L’opera fu composta mentre era in vacanza in campagna, utilizzandola come esercizio per comporre senza avere un pianoforte a disposizione. Prokof’ev iniziò a lavorarci nel 1916, ma ne scrisse la maggior parte nel 1917, completando il lavoro il 10 di settembre. L’opera, scritta imitando vagamente lo stile di Haydn (e in misura minore di Mozart), debuttò il 21 aprile 1918 a San Pietroburgo, diretta da Prokofiev stesso, diventando poi uno dei suoi lavori più noti e amati. Al centro della serata, l'esecuzione dell’Oedipus Rex, una delle partiture più radicali del periodo neoclassico di Stravinsky. La scelta di un mito tra i più celebri dell'antica Grecia corrispondeva al desiderio di basarsi su una vicenda universale nota a tutti, tale da non aver bisogno di essere esposta seguendo i nessi di un’azione drammatica. L’opera-oratorio, come la definì Stravinsky, si compone di due atti, preceduti da un prologo parlato e seguiti da un epilogo che mantengono i nodi essenziali della tragedia di Sofocle. È prevista per l’esecuzione in sala da concerto, in ogni caso la rappresentazione deve essere ridotta ai minimi termini, come si legge nella partitura: «Tranne Tiresia, il Pastore e il Messaggero, i personaggi restano nei loro costumi e nelle maschere costruite. Si muovono solo le teste e le braccia. Debbono avere l’aspetto di statue viventi». Il latino, utilizzato nelle parti cantate, rappresentava l’uso di una lingua “non morta, ma pietrificata” come disse il compositore, mentre il testo recitato doveva essere tradotto di volta in volta nella lingua familiare al pubblico. Le arie, i duetti, i cori che formano il tessuto musicale dell’opera attingono al Barocco, con particolare riferimento all'oratorio händeliano, fino al melodramma francese e italiano dell'Ottocento.
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