Covatta e Iacchetti fanno centro con ironia e intelligenza
Uno spettacolo bello, intelligente, ben riuscito e spassoso. E pensare che al centro della serata tenutasi martedì sera al teatro dei Fluttuanti di Argenta, c'erano due matti. Proprio così: era i...
Uno spettacolo bello, intelligente, ben riuscito e spassoso. E pensare che al centro della serata tenutasi martedì sera al teatro dei Fluttuanti di Argenta, c'erano due matti.
Proprio così: era i "Matti da slegare" con Giobbe Covatta e Enzo Iacchetti per la regia di Gioele Dix. Una rivisitazione di una commedia del norvegese Axel Hellstenius cucita su misura sui due talentuosi comici televisivi.
Riuscire a far ridere e al tempo stesso far riflettere su un tema così delicato come le malattia mentale, di certo non è stato facile. Eppure, ci sono riusciti in modo ironico ma non irridente e senza retorica. La riprova è nel sold out, l'ennesimo al teatro di Argenta; quando il pubblico alternava momenti di giustificate e incontenibili risate di contraltare c'erano silenzi surreali quando entrambi i protagonisti, stavano raccontavano i momenti della loro vita travagliata. Elia (Iacchetti, che dal palco ha mostrato e citato La Nuova Ferrara) ha vissuto con una madre un rapporto morboso e alla morte della donna si è ritrovato spaesato incapace di curarsi, di qui il manicomio. Gianni (Covatta, comico col pedigree), con alle spalle una vita a fianco di una madre alcolista e un patrigno dispotico, è un omaccione buono con il chiodo fisso delle vivande e del sesso che non ha mai praticato. Gianni non può vivere da solo e anche lui è tempo di ospedale psichiatrico. Trascorso un periodo nella struttura, viene offerta loro la possibilità di ritornare nella vita reale, fra i "sani" attraverso l'apertura della porta di un appartamento assistito (qui le due figure femminili con Irene Serini nel ruolo di Franci e Gisella Szaniszló in quelli di Manu e Rita). Il tentativo, sia nella realtà che sulla scena, facile di certo non lo è stato di sicuro, eppure Covatta e Iacchetti, davvero talentuosi, si sono dimostrati all'altezza; i due personaggi sono risultati comici e gracili, credibili nelle loro insicurezze e ingenuità.
Far ridere è fors'anche risultato fin troppo facile ma anche far riflettere e, perché no, commuoversi lo è stato altrettanto. Se proprio si vuol cercare il pelo nell'uovo - esternato da qualcuno nel foyer -, forse è la lunghezza del testo.
Giorgio Carnaroli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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