Anime Galleggianti. La penna magica di Brondi e Zaniboni
Il primo romanzo de La Nave di Teseo racconta, non a caso, di un viaggio su una zattera
Il primo romanzo de La Nave di Teseo racconta, non a caso, di un viaggio su una zattera e conferma la sua appartenenza intellettuale a Ferrara. “Anime galleggianti” è uscito proprio ieri, dalle penne di Vasco Brondi e Massimo Zaniboni, e dall’obiettivo di Piergiorgio Casotti. L’avventura è nata per caso, quando quest’ultimo, abituato ad attraversare i canali sui ponti dell’autostrada, ha incrociato il Tartaro, un ramo del Po. Un nome pieno di significati: l’altro lontano, l’altrove di Buzzati. I due autori hanno così assecondato l’ispirazione con il movimento, ma non verso una meta qualsiasi, verso il mare. Da subito c’erano più aironi che pescatori, più cigni che automobilisti intorno a loro. Gli animali hanno dominato la scena, specie le anguille. «Sono creature strane e spettacolari - ha esordito Brondi - A Comacchio sono famose, ma ignoriamo che nascono nel Mar dei Sargassi, dove tornano una vota cresciute. 5mila chilometri per andare a ritroso, a deporre le uova nello stesso posto della madre. Fa riflettere sul destino di ognuno». I due naviganti hanno sincronizzato la loro esistenza con il clima circostante. Il libro descrive tutto ciò che normalmente non si nota più, poiché posseduti dalla velocità che offusca la vista. Qui regna la lentezza che asseconda il flusso del fiume, passando le chiuse, le anse, dove si possono raccogliere i particolari. «Il gioco della deriva - ha spiegato Zaniboni - ci è stato permesso da una zatterina in alluminio che ci hanno donato. Il Tartaro è largo una sessantina di metri e scende per 130 chilometri, sempre dritto. Siamo diventati parte del paesaggio». Il fine era simile a quello di Rumiz, ossia sfatare la pianura contemporanea da un punto di vista differente, da sottoterra, con passione ma senza pietà. «Dentro il canale vedevamo l’Emilia e la Lombardia dal basso verso l’alto - ha aggiunto Zaniboni - e quello che non vedi, lo inventi. Castel Guglielmo sembrava l’Amazzonia». Ghirri, Zavattini e Celati sono stati tra i loro accompagnatori ideali, con qualche incursione di Gauguin. «Eravamo l’unica barca a solcare il Canalbianco - ha concluso Brondi - con momenti di attesa estenuante. Era fantastico incontrare persone entusiaste quando capivano che volevamo solo condividere con loro la bellezza del luogo».
Matteo Bianchi
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