Il “dottor sottile” inaugura le “Pagine sul Potere”
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Sono giornate incandescenti quelle che sta vivendo Maximilian Law. L’attore, sceneggiatore e produttore cinematografico ferrarese (il nome vero è Massimiliano Stroscio), ma da anni di casa a Los Angeles, è impegnato nell’organizzazione della 1ª edizione del Ferrara Film Festival. A una cinquantina di giorni dal ciak (si parte il 31 maggio), c’è l’emozione e l’adrenalina della prima volta, che cammina assieme a un ottimismo incrollabile. Questo festival è stato a lungo oggetto misterioso in città e non sono mancate perplessità da parte di alcuni. Ora però ci siamo.
«Sono due anni che lavoriamo giorno e notte - ci dice Law in visita alla Nuova -; finora è stato divulgato appena il necessario, giusto per incuriosire un po’ ma senza svelare tutto, come fanno certi trailer. Mai siamo stati misteriosi. Sono tornato in città da alcuni giorni e sto scoprendo, ovunque vado, interesse o addirittura di più: entusiasmo. Con la Ferrara Film Commission i rapporti sono eccellenti e sono molto sorpreso dalla capacità professionale di tutti».
Come sarà coinvolta Ferrara, città che occupa un posto importante nella storia del cinema, con Antonioni, Rambaldi e altri nomi illustri?
«Pensiamo a un coinvolgimento davvero a 360º, con una ventata d’aria fresca in una realtà senza dubbio importantissima per il suo passato, ma che deve per forza guardare al presente e al futuro. Vorremmo costruire un evento personalizzato attorno allo spettatore, che non vivrà passivamente il tutto. Oltre alla proiezione di prime assolute a livello mondiale, organizzeremo mostre, workshop, incontri con registi e protagonisti del grande schermo, visite guidate alla città in tema cinematografico: con il Consorzio Visit Ferrara abbiamo preparato pacchetti turistici mirati, in prevendita a partire da fine aprile. Sto poi incontrando i presidi per organizzare proiezioni mattutine e visite nelle scuole».
Il clou sarà la cerimonia di assegnazione dei Dragoni d’Oro: quindi Ferrara una piccola Venezia o Cannes?
«Partiamo con ambizione e l’umiltà necessaria. Ferrara mai ha raggiunto quel potenziale internazionale che merita e con il festival, il quale è organizzato tramite un filo diretto con Los Angeles, la “Mecca del cinema”, ci proviamo a contribuire in questo senso. I Dragoni d’Oro saranno i nostri Oscar: abbiamo avuto la richiesta d’iscrizione da parte di registi da tutto il mondo, quaranta o cinquanta Paesi diversi. Il cinema è un linguaggio davvero internazionale».
L’intenzione è quella di un festival radicato nel tempo?
«Personalmente ho un piano di durata decennale. Vedremo come andrà la prima edizione, che tipo di risposte avrà ed eventualmente modificheremo quel che ci sarà da modificare. E guardate che sto già lavorando alla seconda: mi piace mettermi in gioco. Inoltre - chiude Law -, ho in preparazione un film da girare a Ferrara, una produzione italo-americana. Ma diamo tempo al tempo; adesso pensiamo al festival».
Fabio Terminali
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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