La vita dura e ripetitiva del pescatore
“Vento dell’Adriatico”: protagonisti 7 uomini su un peschereccio
“Questa è una giornata qualsiasi di uomini che si guadagnano la vita pescando con le reti a strascico”. È l’esordio del documentario Vento dell’Adriatico del regista ferrarese Florestano Vancini del ’57, una storia in cui viene narrata la dura giornata di lavoro di un equipaggio di 7 uomini a bordo del peschereccio d’altura di San Benedetto del Tronto, “Il Gino e Serafino”. Una giornata che sembra non avere inizio né fine, scandita dalle onde dei profondi tratti di mare del medio e basso Adriatico, tra le isole Tremiti, la Pianosa e Como. In 24 ore i pescatori buttano e salpano le reti 5 volte, intervallate da pause in cui la vita si ripete uguale a se stessa e si svolgono le quotidiane mansioni giornaliere: pulire, riparare le reti, preparare da mangiare e aspettare. “Il mare è la loro terra” e non potrebbe essere altrimenti dato che trascorrono i tre quarti della propria esistenza aspettando che la rete ari il fondo tranquillo dell’Adriatico. Se il giorno è il tempo del lavoro in cui il pescato è suddiviso in 53% all’armatore e il restante in porzioni differenti all’equipaggio, secondo grado e qualifica, la notte è il tempo del riposo, l’ora più malinconica dove la luce si rifugia in cielo e sul mare. C’è il cambio di guardia, il capitano segna la rotta percorsa e quella ancora da percorrere e i pescatori scendono in stiva a riposare. “Dormono vestiti, pronti a qualsiasi eventualità”, perché sanno che con un altro giorno inizia un’altra fatica e sperano che l’indomani sia un giorno migliore.
Regia di Vancini, fotografia Giuseppe Pinori, musica Giovanni Fusco, montaggio Pino Giomini, produzione Fulvio Lucisano (colore, 330 minuti).
Francesco Bianchini
*studente Cpa
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