Internazionale, 10 anni di storia per il futuro
La direttrice Ciffolilli già al lavoro per la 10ª edizione: Ferrara sede ideale per un Festival rivolto soprattutto ai giovani
Il Festival di Internazionale, nato nel 2007 come festival della rivista a cui deve il nome, ha una specificità tutta sua, che lo contraddistingue da altri festival del Giornalismo. È stato pensato infatti per dare la sensazione a chi partecipa, di sfogliare un numero della rivista. Tipici dei giorni del Festival sono le lunghe file per ascoltare i racconti di blogger, le rassegne di docufilm, le testimonianze di scrittori iraniani o di qualsiasi altra parte del globo. Insomma, una commistione di elementi che rende unico questo Festival ed unica la città che lo ospita, letteralmente “invasa” da torme di giovani, studiosi, giornalisti italiani e stranieri, tutti accomunati dal desiderio di ascoltare e sapere quello che succede non solo in Italia ma anche in paesi più lontani, al centro della scena politica internazionale. Il pubblico molto giovane e curioso, l’elevata presenza femminile sia tra il pubblico stesso che nella direzione, dall’ufficio stampa completamente “rosa” ai vertici, rendono il festival atipico e plurale nel suo genere.
Luisa Ciffolilli, alla sua prima direzione del Festival nello scorso ottobre, spiega che «da nostre indagini e da quanto ci dicono gli ospiti, il nostro pubblico è costituito da partecipanti molto giovani. Le persone che vengono al Festival di Internazionale lo riconoscono come un evento che tratta argomenti che altri non affrontano. L’idea iniziale infatti, è stata quella di ricreare un numero della rivista e gli argomenti trattati, gli workshop, i documentari trattano gli stessi temi che si leggono sulla rivista».
Un’altra peculiarità è «il contatto diretto che il pubblico può avere con gli ospiti - continua la Ciffolilli -, come raccontano intellettuali e giornalisti, il pubblico può interagire con loro; c’è un clima più informale rispetto ad altri festival».
Il Festival è nato da un’idea dell’ex sindaco di Ferrara, Gaetano Sateriale, un grande lettore della rivista, così «è venuto a bussare alla porta della redazione, chiedendoci di fare qualcosa insieme. Dalla città e dalle istituzioni locali c’era il desiderio di creare un evento culturale, e così è nata l’idea di portare in città la rivista Internazionale. E in ottobre celebreremo la decima edizione».
Le location dove avvengono gli incontri sono prestigiose, «e danno la possibilità al pubblico di poter porre domande ed interagire con gli ospiti. Inoltre, la possibilità stessa di venire a Ferrara, città splendida che si presta ad essere visitata facilmente in bicicletta ed a raggiungere velocemente le varie sedi dove si svolgono gli incontri, è un altro elemento caratterizzante del Festival - aggiunge la neo-direttrice -; un’altra caratteristica che abbiamo notato nel pubblico è la fidelizzazione: più della metà delle persone che partecipa ha già assistito ad altre edizioni.Anche gli ospiti, i quali spesso vengono da lontano, quando sono invitati si aspettano il classico evento, e non sanno a cosa vanno incontro. Poi,quando arrivano a Ferrara e vedono i giovani fare quelle enormi lunghe fila per ascoltarli, magari per temi che in teoria sono di nicchia, rimangono stupiti ed entusiasti. Sono loro stessi che ci raccontano il loro stupore. La cosa più bella del Festival è il pubblico, attento alle tematiche d’attualità, curioso e che si fida delle nostre scelte, che vuole capire cosa succede in zone del mondo anche lontane, ma importanti da raccontare. Questo ci differenzia, perché spesso la politica internazionale nei quotidiani è relegate nelle ultime pagine. Qui non è così».
Com’è il rapporto con la città? «Negli anni si è stabilita una stretta collaborazione, sia con le istituzioni che con Arci. Sarebbe impensabile il Festival senza Ferrara, da tutti i punti di vista: per la bellezza artistica, per il supporto e per gli aspetti logistici».
L’edizione 2015 è stata condotta da lei per la prima volta, come è andata? «È stata la prima edizione da direttrice, ma avevo già lavorato con Chiara Nielsen, direttrice fino al 2014. Siamo una squadra che lavora in armonia. Durante la mia prima direzione ci sono stati momenti duri ma anche divertenti. I giorni del festival sono un vero tour de force per noi, e non riusciamo a partecipare agli eventi, perché impegnati in questioni logistiche».
Aneddoti, curiosità, disavventure in questa sua prima esperienza? «Il giovedì, giorno prima dell’inizio della manifestazione, mi hanno chiamato per dire che la scrittrice biellorussa Svetlana Aleksievic non aveva preso l’aereo. Doveva partire con una giornalista che risultava imbarcata, lei no. Dopo aver cercato un interprete che parlasse russo, il telefono della scrittrice ha suonato (cattivo segno, perché significa che non era in aereo), e difatti risponde dicendo che non era potuta partire a causa di problemi con il passaporto. Per noi è stato un grave colpo, avevamo creato un evento per lei, che poi ha vinto il premio Nobel per la letteratura. Fortunatamente la sua amica giornalista è arrivata, così l’evento sulla biellorussia si è fatto, con ampio successo di pubblico, anche senza l’ospite di punta. Lo stesso Adriano Sofri - conclude la Ciffolilli -, vedendo la fila di persone, credeva che stessero andando ad ascoltare un attore o un cantante».
Veronica Capucci
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