La Nuova Ferrara

Una “Juditha Triumphans” di qualità

Una “Juditha Triumphans” di qualità

Chiusa la stagione di lirica del Teatro Abbado. Ed ecco il programma del 2017

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Una bella esecuzione della Juditha Triumphans di Antonio Vivaldi, oratorio militare sacro che racconta da decollazione di Oloferne da parte di Giuditta, ha chiuso domenica pomeriggio la stagione lirica del Teatro Abbado. È una storia biblica resa famosa alla memoria da dipinti che vanno da Artemisia Gentileschi a Caravaggio, da Tiziano a Botticelli, da Mantegna a Klimt, solo per citare i più famosi. Ma anche la musica ha dato al soggetto monumentalità mediatica, e il lavoro di Vivaldi, scritto nel 1716 durante la guerra di Venezia contro l’invasione turca dei suoi domini mediterranei, sollecita il nostro immaginario più oggi di ieri, per la situazione preconflittuale oriente-occidente che domina nel Mediterraneo.

Ma torniamo alla musica: il direttore Roberto Zarpellon a capo di una brava orchestra da Camera “Lorenzo Da Ponte” e con il coro femminile dell’Accademia di Santo Spirito (direttore Francesco Pinamonti) sono stati artefici di un successo non solo di stima, grazie pure alle interpreti che hanno eseguito il canto barocco in maniera appropriata e godibile. Il cast era formato da Elena Biscuola (contralto, nel ruolo di Oloferne), i mezzosoprani Luciana Mancini (Giuditta) e Marta Fumagalli (Ozia) e i soprani Silvia Frigato (Vagao) e Francesca Lombardi Mazzulli (Abra).

L’oratorio “militare” inizia con una sorta di toccata dove il coro femminile è accompagnato da tutta l’orchestra e si chiude con un salterello. Purtroppo la disposizione del coro, forse troppo indietro rispetto agli strumenti pesanti, ha squilibrato la dinamica al punto che le voci erano sommerse dallo strumentale. La dinamica si è riaggiustata nel prosieguo, quando ad accompagnare il canto del coro erano solo archi e strumenti a pizzico. E comunque l’ensemble diretto da Pinamonti ha mostrato bella intonazione, meticolosa preparazione e ottimo amalgama. Ed è stato un vero peccato non aver goduto appieno della musicalità che gli era congenita.

Le soliste hanno cantato bene: la più applaudita e stata la Frigato, sopranino d’agilità che ha fatto scintille; nel nostro giudizio la mettiamo alla pari della Biscuola e della Mancini, ottime interpreti soprattutto là dove, per Giuditta, il canto si fa confronto con lo strumento solista (prima con la viola d’amore, poi con lo chalumeau, infine con il mandolino). Una annotazione prima: il pubblico (numeroso) applaudiva alla fine di ogni aria: non si fa. Non si fa, non è un concerto operistico, è un oratorio. Gli applausi a scena aperta qui sono un vero vulnus al dramma.

Notizia finale: è stato reso pubblico il calendario della lirica 2017: Un ballo in maschera (Verdi, 20 e 22 gennaio), Il ratto dal serraglio (Mozart, 10 e 12 febbraio), Alceste (Gluck, 3 marzo), Norma (Bellini, 7 e 9 aprile), con anteprima di un musical il 21 dicembre 2016: Mimì è una civetta da La Bohème di Puccini.

Athos Tromboni

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